Viareggio, 23 novembre 2016 - UGUALE ma non identico. Ci saranno molte sorprese col ritorno in comune del sindaco Del Ghingaro. Ieri la Prefettura, in esecuzione della sentenza del Cds, ha revocato il mandato al commissario Stelo, il sindaco è andato in comune, e c’è stato il passaggio di consegne. Chissà chi avrà avvertito per primo del suo ingresso in municipio. Del Ghingaro è arrivato insieme a Valter Alberici, poi sono appase Sandra Mei e Laura Servetti. Se il buon giorno si vede dal mattino...

PESCI, ingombrantissimo dopo la condanna per un processo di cui nessuno sapeva nulla (ipse dixit), sembrava fuori gioco e invece ieri sera ha partecipato alla riunione di maggioranza. Martina, dietro la lavagna da mesi per aver osato chiedere lumi su Pesci, ha saputo della riunione di maggioranza dai giornali. Quando l’hanno chiamata aveva già letto. Non è andata, ma veramente perché avvertita all’ultimo tuffo aveva un appuntamento alla stessa ora. Manzo, unico collegamento coi servitori dello Stato vecchio stampo, non era assessore politico e ora che Del Ghingaro, rinforzato nello spirito, sembra avviato ad memorabilia, può diventare superfluo. Confermato o no, non cambia gli equilibri. Il sindaco ha chiesto le dimissioni a tutti gli assessori, e tutti ovviamente hanno obbedito. E poi?

LA RIDDA sulle nuove nomine impazza ma, con un sindaco che decide tutto lui e usa gli assessori come meri esecutori, la domanda su chi sarà confermato o diventerà new entry riguarderà solo le ambizioni dei destinatari. Con Pesci in ancora in mezzo (Del Ghingaro restaurato lo reimporrà di forza?), Martina in bilico, e ancora un posto libero che s’era lasciato all’epoca, utile in caso di accordo col Pd. Il sindaco ha mano libera come non mai. C’è chi dice che il fedelissimo Miracolo diventerà assessore. Chi vede pronta una poltrona per Strambi, ex consigliere Pd e presidente Uisp, perché è amico del capo di gabinetto del governatore della Toscana, Ledo Gori, e quindi sarebbe una ricompensa per Rossi (ipotesi troppo arzigogolata, a occhio e croce). Insomma, flatus vocis e cosa loro.

RESTA il problema di sempre: il Pd. Che ha il dente avvelenato nei confronti dell’avvocato Miracolo. Il quale è non sacrificabile, ma se resta in ballo, via Regia non mette il tutù. Però dalla segreteria nazionale in giù, gli eventi romani e l’endorsement per il sì al referendum hanno portato nuovi consensi d’autore a Del Ghingaro: è possibile che in questo infinito braccio di ferro il sindaco riesca a sfare la segreteria versiliese e quella viareggina. A far loro imporre la capitolazione con un ordine dall’alto. Nell’immediato non ci sarebbero problemi, non si va a votare a primavera. Ma gli elettori come reagiranno? E, soprattutto, come reagirà il gruppo consiliare a un diktat di convivenza con Miracolo?

GIA’ la situazione dei democratici, divisi dal referendum, è in fermento. Ma per la maggioranza, in cui il voto di Pasquinucci Troiso e De Stefano è soggetto allo stormir delle foglie, il consenso dei tre consiglieri Pd è importante. Poletti appare malleabile ma non troppo; Montaresi è un rebus; e Batistini, ormai stufo dell’andazzo viareggino e nazionale, ha detto in giro che non rinnoverà la tessera. Ma resterà consigliere, perché il mandato viene dal popolo e non dal Pd: consigliere indipendente nel gruppo Pd, se il capogruppo Poletti vorrà. Disciplina di partito, meno uno.

INVECE ieri pomeriggio il capogruppo Poletti è andato subito a vedere le carte del sindaco al tavolo del poker: un avvio di confronto, se son rose fioriranno (spine comprese). Poletti ha messo nel piatto la buona volontà: «Apprezzo la disponibilità ad aprire una nuova fase di confronto». DG ha rilanciato «evidenziando il ruolo che il gruppo Pd ha svolto su importanti argomenti» e manifestando «la volontà di avviare col Pd Viareggio una nuova fase di confronto politico e programmatico». Avvinti nel sì al referendum, sindaco e capogruppo hanno rinviato la discussione su Miracolo al tressette col morto.