Viareggio, 9 ottobre 2017 - Ord’ansia per i tre giovani che venerdì notte sono risultati positivi al test dell’Hiv, eseguito dai volontari dell’Anlaids all’uscita del Maki Maki. «I test salivari hanno dichiarato che c’è presenza di Hiv – sottolinea Maria Cristina Tognetti, responsabile del Comitato Versilia dell’Anlaids – . Per la conferma, però, devono essere fatte le analisi del sangue».

Intanto i tre giovani (due femmine e un maschio, tutti eterosessuali che hanno contratto il virus tramite rapporti sessuali non protetti) sono seguiti da una psicologa e dalla infettivologa Antonella Vincenti del reparto malattie infettive dell’ospedale di Massa. Certo è che la vicenda ha fatto tornare sotto i riflettori il problema Hiv e Aids che sembrava scomparso.

Fra l’altro non esistono neppure dati certi al riguardo. I più recenti, anche se riferiti al triennio al 2013-2015, sono certificati nell’annuale Relazione sanitaria dell’Asl Toscana Nord Ovest da poco approvata: sul territorio dell’ex Asl 12 i casi erano 13 sui 90 dell’intera Azienda e sui 242 della Toscana, con un tasso di incidenza (il 2,61) superiore alla media regionale (2,16).

«Il fatto che non se ne parli più – spiega Tognetti – induce le persone a sottovalutare completamene il rischio. Quando le persone chiamano il nostro telefono temendo di aver contratto il virus, notiamo che l’Hiv viene considerato come una patologia ormai in disuso, e che si pensa possa essere curata come una malattia cronica. Vero è che adesso con le nuove cure è possibile vivere più a lungo quasi come una persona sana. Però l’essere sieropositivo comporta un cambiamento della propria vita: chi ha il coraggio di dire di essere infetto, finisce comunque per perdere gli amici, per avere una vita sessuale limitata, per essere destinato ad altre mansioni lavorative. Siamo passati dall’informazione terroristica degli anni ’80 per la quale si aveva paura di tutto, per arrivare al niente di oggi. Eppure salvarsi dall’Hiv è semplice: basta usare il profilattico, che consente anche di evitare tante patologie sessualmente trasmissibili. Quindi sono fondamentali le campagne di prevenzione, come quella che facciamo da otto anni al Carnevale di Viareggio donando 10mila profilattici. Spero che da tutto questo nasca la coscienza di tutelare con un semplice gesto la propria vita e quella degli altri».

Inevitabile toccare il problema della mancanza di un reparto di malattie infettive all’ospedale Versilia: «Senza voler accusare nessuno, non capisco come mai non sia stato previsto, né mi è mai stata data una risposta quando l’ho chiesto. Fatto sta, la maggior parte dei versiliesi che ha bisogno di terapie antivirali deve appoggiarsi agli ospedali di Massa o di Lucca. Avere questo tipo di reparto al Versilia sarebbe significativo per la cittadinanza».