Viareggio, 13 gennaio 2018 - La vocazione del mecenate con la passione per l’arte Giovanni e Vera Pieraccini l’hanno avuta da sempre. Lui – tre volte ministro e tantissime legislature alle spalle – alla sua Viareggio che adorava ha lasciato tempo addietro 1700 grafiche che hanno costituito la Galleria d’arte moderna con annessa Scuola internazionale della grafica. Sei mesi fa il senatore è morto, 99 anni e mille battaglie. L’antivigilia di Natale è spirata a 93 anni l’inseparabile consorte Vera, e il suo testamento è stato aperto giovedì sera.

Custodiva una sorpresa perché l’immenso patrimonio dei coniugi Pieraccini che non avevano figli e neppure nipoti è passato in eredità al Sacro Cuore di Gesù, istituto viareggino che assiste anziani soli o indigenti. I ‘poveri vecchi’, così vengono affettuosamente chiamati in città, erano in crisi.

Il presidente Adolfo Giannecchini fra mille difficoltà solo pochi giorni fa aveva versato lo stipendio di novembre ai dipendenti. Si erano moltiplicate le iniziative a sostegno di un’istituzione benemerita in difficoltà. Ora, come pubblicato ieri in esclusiva da La Nazione, l’eredità Pieraccini consegna al Sacro Cuore un patrimonio fatto di un attico a due passi dal lungomare, titoli di Stato, contanti e soprattutto opere d’arte per un totale che qualcuno arriva a valutare in 5-7 milioni. Solo le opere d’arte nel 2000 valevano 3 milioni.

Ci sono anche dei legati testamentari che dovranno essere liquidati con parti minori del patrimonio: la biblioteca comunale viareggina con 250mila euro, il giovane segretario con oltre 100mila euro, la fedele domestica con 300mila euro. Il consiglio di amministrazione del Sacro Cuore ratificherà sabato prossimo l’accettazione della donazione e dovrà affidarsi a qualche esperto d’arte per monetizzare l’incredibile valore di 300 tra quadri, sculture, opere etniche e reperti archeologici.

Per rendersi conto di cosa stiamo parlando c’è perfino un Picasso con la sua suite Vollard. E ancora il futurista Giacomo Balla, il padre del cubismo Georges Braque, Matisse, Renoir, Toulouse Lautrec Kandinskij, Utrillo, Ensor, Fontana. Pezzi da far invidia a celebrate galleria internazionali.

Soprattutto Giovanni Pieraccini era un appassionato e un conoscitore autentico dell’arte. Aveva sognato un futuro luminoso per la Galleria d’arte moderna che aveva creato ma a quella Gamc non ha lasciato i pezzi pregiati della sua eredità. Anche perché i suoi appelli ad allargare gli spazi di questa struttura sono caduti nel vuoto. E lui era amareggiato. Come era delusa sua moglie Vera.

Ecco perché il grosso della collezione non è andato al Comune. C’è chi ieri proponeva che l’amministrazione intervenisse con le Fondazioni bancarie locali per garantire al Sacro Cuore un contributo in modo di non far vendere le opere che rimarrebbero di proprità dell’ente assistenziale ma sarebbero visibili a tutti nella Galleria d’arte cittadina. Il presidente del Sacro Cuore ha detto che sarà il cda a decidere se percorrere questa strada oppure monetizzare tutto e subito. In tempi che comunque saranno lunghi.

Il senatore Pieraccini a Viareggio c’era tornato in vecchiaia dopo gli studi alla Normale di Pisa, la lotta partigiana da socialista e l’approdo in Parlamento a Roma. Amava ripetere: «Alla Liberazione di Firenze sono stato anche il direttore de La Nazione del Popolo» (il nostro giornale che assunse questa denominazione alla fine della guerra). Poi guidò anche L’Avanti.

Ma la Toscana, Firenze e Viareggio erano i territori che amava di più. Fu il primo ministro ad arrivare nella Firenze alluvionata la notte del 4 novembre. Battagliero e in prima linea. Pronto alle sorprese. Come quest’ultima.