Viareggio (Lucca), 19 giugno 2016 - Quel giorno. Già quel giorno... Venti anni dopo, i ricordi sono ancora nitidi e incancellabili non solo per chi ha perso gli affetti più cari ma anche per chi si è trovato a vivere (e raccontare da cronista) quel che accadde in Alta Versilia, a Cardoso e dintorni, il 19 giugno 1996. "Una delle giornate più brutte e drammatiche – racconta il collega Giovanni Lorenzini, da podo tempo in pensione, che fu fra i primi testimoni del dramma– delle mia vita professionale".

Cominciamo dalla mattina...

Era brutto tempo ma nessuno pensava a quel che sarebbe accaduto intorno alle 13. La prima segnalazione, facendo il ‘giro di nera’, fu una frana su una strada del comune di Stazzema nel quale erano rimasti coinvolti un mezzo comunale e l’auto di un fornaio.

Non c’era ancora l’allarme rosso?

"No, ma si vedeva nero sulle montagne: tra l’altro anche sul versante camaiorese erano state segnalate le prime piccole frane nelle strade collinari, in particolare a Casoli: il fiume Camaiore si ‘gonfiava’ di ora in ora: l’allora caposervizio Pier Luigi Tommasi mi incaricò di seguire quel che stava accadendo nel comune di Stazzema per raccogliere testimonianze su quel che era accaduto sullo scuolabus. Partimmo con il fotografo Aldo Umicini ma a Forte dei Marmi ‘trovammo’ un’altra disgrazia nella zona del Ponte di Tavole: un mortale infortunio sul lavoro. La vittima era un giovane di Casoli di Camaiore, fulminato da una scarica elettrica perché la ‘benna’ che stava guidando durante una manovra in un cantiere aveva toccato i fili dell’alta tensione....".

Quando siete arrivati sul territorio del comune di Stazzema qual era la situazione?

Non si poteva passare: i vigili urbani avevano chiuso la strada di accesso a Pontestazzemese poco dopo l’abitato di Ruosina, perché stava piovendo a dirotto e non c’era solo la segnalazione della frana di Pomezzana: stavano incominciando ad intervenire i vigili del fuoco e le squadre della Protezione civile. Con il fotografo Aldo Umicini e i colleghi del ‘Tirreno’, Luca Daddi e Roberto Paglianti, ci fermammo in un bar di Ruosina. Per buona parte della mattinata fu il ‘campo base’ per capire come stava evolvendo la situazione.

Pioggia, pioggia e...

Intorno alle 11 ci fu una breve tregua: ottenemmo dal comando della polizia municipale di poter raggiungere Pontestazzemese e di andare, con tutte le cautele del caso, verso Pomezzana per rendersi conto di quel che era accaduto anche perché era arrivata la conferma di una persona ferita per il cedimento di un muro in paese. Lungo la strada che porta verso Stazzema, poco dopo l’abitato di Mulina dove incontrammo lo scrittore Giuseppe Vizzoni, ci rendemmo conto che la situazione stava peggiorando: a poche decine di metri dalla nostra auto, ai bordi della strada, cadde un palo della luce perché si era aperta una grossa buca. Pioveva a dirotto, l’acqua veniva qui anche dal lato della montagna. ‘Forse è meglio tornare indietro’ fu il progetto condiviso.

Ma di Cardoso non si sapeva ancora niente?

No, perché a quell’ora intorno a mezzogiorno, a parte la pioggia battente, non era accaduto ancora niente nel paese: nel suo ufficio in comune a Pontestazzemese, l’allora sindaco Giampiero Lorenzoni aveva il quadro della situazione aggiornato minuto dopo minuto. ‘Stiamo gestendo questa emergenza con il massimo impegno di tutti, personale dipendente e volontari. Ci sono problemi di viabilità su molte strade del territorio comunale’. Era ottimista per le ore successive. Ma non sapeva quel che stava per accadere...

In che senso?

Mezz’ora dopo, infatti la piazza del Comune venne invasa dall’acqua e i tronchi d’albero provenienti dalla montagna dopo avere martirizzato e demolito Cardoso, seminando la morte, cominciarono ad accanirsi anche contro Pontestazzemese. L’albergo Milani, da quale intorno alle 13 avevano telefonato in redazione per informare che la ‘situazione era sotto controllo’, venne pesantemente danneggiato: il fiume tracimò e da Cardoso alla foce del Versilia al Cinquale, fu un grandissimo calvario per le persone e le aziende.

Ma a Cardoso che cosa era accaduto?

Il torrente Vezza era tracimato demolendo diverse abitazioni che si trovano non lontane dall’argine: putroppo non tutte le famiglie erano riuscite a mettersi in salvo. Forse si sentivano al sicuro in casa. Invece...

Quando incominciaste ad avere la percezione della presenza di vittime?

Nel tardo pomeriggio quando nella zona del campo di golf, dove il fiume Versilia aveva rotto gli argini, vennero trovati i primi cadaveri. Nel frattempo erano arrivate le conferme che a Cardoso era accaduto qualcosa di molto, molto grave. A mezzanotte, quando chiudemmo le pagine, erano sei le vittime accertate.

Il giorno dopo...

Si presentò il dramma in tutta la sua grandezza: il numero delle vittime aumentava, c’erano i dispersi, Cardoso era un paese distrutto, gran parte della strade comunali erano state distrutte. Allo stadio ‘Buon Riposo’ gli elicotteri facevano la spola con le frazioni isolate per portare in salvo gli sfollati. Anche questa fu una giornata indimenticabile: il dolore e la disperazione erano stampate sul volto delle persone. Ma c’era anche la voglia di reagire dopo avere pianto le persone scomparse.

Francesca Navari - Martina Del Chicca