Un 35enne siciliano va a pranzo, simula di avere un malore e chiede mille euro per non rivelare a tutti il nome del locale. Ora andrà a processo
Viareggio, 6 febbraio 2012 - A dispetto del nome di battesimo — Crocefisso — a quel che è emerso in tribunale, non si sarebbe comportato bene. Anzi, diciamo pure usando un eufemismo che è stato un po’ birichino e ora rischia la condanna per avere simulato un malore e provocato un pericolo immaginario. Crocefisso Burrat ha 35 anni ed è originario della Sicilia. Nella primavera di due anni fa, andò a pranzo in un locale del centro. Dopo avere consumato insalata di mare e spaghetti con gli scampi, disse di accusare un malore. «Mi sento male, mi sento male» disse implorando il titolare del locale che chiamò il 118.
E il giovane siciliano venne accompagnato al pronto soccorso. Il medico di turno, dopo averlo curato, lo dimise con un prognosi di tre giorni per i disturbi accusati. Crocefisso tornò nel solito locale giorni dopo, reclamando dal titolare mille euro. «Altrimenti vado ai giornali e alla tv a raccontare come si mangia male nel suo ristorante» disse al proprietario, il quale per tacitare Crocefisso gli diede 50 euro. Ma pochi giorni dopo, il proprietario del ritrovo lesse sul giornale la storia di un giovane che aveva truffato un anziano fingendo di essere stato investito. Incuriosito andò alla polizia, per capire se ci potevano essere punti in comune con il precedente episodio di cui era stato vittima. Con sorpresa, il ristoratore scoprì che l’identikit fornito dal pensionato truffato coincideva con quello di Crofecisso Burrat. Da qui, la nuova denuncia per il giovane che dovrà fare i conti non con il peso della croce ma con il processo.