"Per salvarlo ho parlato
di donne e motori..."
Il drammatico racconto del poliziotto-psicologo che ha fermato l'aspirante suicida sul viadotto
Viareggio, 8 settembre 2010 - Ufficialmente è un assistente capo della polizia scientifica in servizio al commissariato di Viareggio ma nel suo cassetto ha anche una specializzazione in psicologia che ha messo a frutto contribuendo alla salvezza di una persona.
Ieri per quattro ore e un quarto è riuscito a mantere vivo il rapporto — sbocciato subito d’impatto — con il cinquantenne di Limite e Capraia, in provincia di Firenze, che voleva gettarsi nel vuoto, da un’altezza di settanta metri, dal viadotto Bozzano 1 della Bretella. Il racconto dell’assistente capo Giacomo Ricciarini merita quindi di essere approfondito, perché nelle pieghe delle sua parole c’è anche la "formula" vincente che ha rassicurato l’aspirante suicida.
"Intanto — esordisce — ci tengo a precisare che la salvezza dell’uomo è merito di tutti coloro che erano con me: tutti, nessuno escluso, a cominciare dai colleghi Paolo Biagini e Cristina Biada con i quali stavo rientrando in auto da Lucca. Non voglio passare per un eroe. Mi ha fatto però piacere il ringraziamento dei familiari dell’uomo: "Siete state bravissimi, avete salvato una vita umana: grazie, grazie, grazie per quello che avete fatto".
La giornata particolare dei tre poliziotti comincia alle 12,15 quando, una volta sbucati fuori dalla galleria del monte Quiesa in direzione Viareggio, si rendono conto che c’è lo stato di allarme. "Per radio — ricorda — avevamo saputo di un aspirante suicida». Cinquanta anni, S.B., originario di un Comune vicine ad Empoli, l’uomo aveva scavalcato il guardrail: un passo e sarebbe volato nel vuoto. «Mi sono avvicinato — ricorda Ricciarini — visto che non voleva vedere divise attorno: ho cercato immediatamente di intavolare con lui un dialogo sereno".
Sono così cominciate quattro ore che avrebbero potuto comodamente essere otto, tanto sono scivolate via piano piano, in un’atmosfera surreale: le auto che sfrecciano vicino — solo per mezz’ora la Bretella è rimasta chiusa, poi è stata riaperta nella corsia di sorpasso — e lì a due passi un uomo in crisi che vuole farla finita.
"Mi ha detto — ricorda ancora l’assistente capo-psicologo della ‘Scientifica’ Giacomo Ricciardini — che aveva bisogno dello psichiatra dal quale è in cura per farsi segnare alcuni farmaci: non l’aveva trovato e si era sentito perso. Così aveva deciso di andare in Versilia e sulla ‘Bretella’ gli era scattato l’idea di farla finita. Ho cercato di tranquillizzarlo, abbiamo parlato di tutto e il contrario di tutto, di donne, di motori, di sport, di cose della vita. Mi ha raccontato che da giovane aveva avuto due lutti molto ‘pesanti’ dai quale aveva fatto fatica a superarli".
Parole su parole. "Sono stati fondamentali anche gli altri colleghi e tutte le persone che si trovavano nelle vicinanze — aggiunge Giacomo Ricciarini —: è stato un lavoro di squadra, io ero il più vicino, ripeto non voleva vedere troppo ridosso a lui persone con la divisa, temeva che lo volessero prendere"
La svolta decisiva è arrivata quando sul viadotto è apparso il fratello dell’aspirante suicida. "I due hanno cominciato a parlare — ricorda il comandante ad interim della sottosezione della polizia stradale di Viareggio, Stefano Angeli —: ero a cinquanta metri di distanza, ho visto che fra i due c’è stato un abbraccio, avevano gli occhi lucidi, come se fosse l’ultimo saluto. E’ stato bravo il collega (l’ispettore Paolo Biagini n.d.r.) che si è lanciato sull’uomo, afferrandolo per le gambe e cercando di trascinarlo al di là qua del guardrail. Gli altri colleghi vicini hanno trattenuto il cinquantenne, un uomo molto robusto, portandolo in salvo". L’uomo è stato poi trasferito per accertamenti all’ospedale di Lucca, dove i medici lo hanno trattenuto per accertamenti.
Giovanni Lorenzini


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