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Giallo Franceschi:
"I francesi
in contraddizione"

Per la morte di Daniele Franceschi, lo zio lancia accuse: c’è un depistaggio

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Viareggio, 4 settembre 2010 - Altre tre lettere spedite da Daniele Franceschi dal carcere di Grasse pochi giorni prima di morire sono arrivate ieri alla mamma Anna Cira Antignano: lettere che contengono la stessa inquietudine ("sto male, non mi trovo bene in questo carcere") e anche la conferma che i secondini francesi ce l’avevano con gli italiani.

 

Il giallo della morte del 36enne carpentiere navale viareggino diventa così sempre più inquietante non solo nel leggere le nuove "testimonianze dal carcere" del ragazzo ma anche perché tutti i punti oscuri della vicenda vengono sempre più mascherati dalle autorità francesi.

 

Prima l’avvocato della famiglia Franceschi, Aldo Lasagna ("c’è una reticenza che lascia di stucco: di fronte alle nostre richieste abbiamo trovato un muro di gomma"), quindi lo zio della vittima Marco Antignano, non sono teneri e ribadiscono come dal giorno in cui al comando compagnia di Viareggio è arrivata la notizia della morte di Daniele in carcere è stato tutto un susseguirsi di mezze verità.

 

"Intanto — spiega — la prima comunicazione diceva che Francesco era morto mercoledì pomeriggio, invece poi stando ai documenti visti dal Console, la morte è del giorno dopo. Ma a che ora? Una prima volta hanno detto alle 17,30 quando sono passati i secondi per il controllo, poi è arrivata la versione delle 19,30: il corpo era sul letto o disteso sul pavimento? Non sappiamo a chi dar retta".

 

Marco Antignano rivela un’altra circostanza molto singolare: "Il console di Nizza ci ha detto di avere fatto visita in due occasioni a mio nipote in carcere. Bene in entrambe i casi, non ha avuto la possibilità di parlarci perché era dal magistrato. E nel 190 giorni di detenzione, Daniele è stato ascoltato tre volte: non vi sembra che ci sia una singolare coincidenza? O forse non volevano che il console parlasse con mio nipote?"

 

In una delle ultime lettere scritte ai suoi familiari, Daniele aveva raccontato di avere fatto un mezzo sciopero in cucina contro la direzione del carcere. "Non ce la facevo più — scriveva —: c’erano ritmi incalzanti che non riuscivo a reggere. Non vorrei che qualcuno volesse farmela pagare per questo ammutinamento".

 

Questo episodio è avvenuto una settimana prima della morte del giovane: è solo un caso? Oppure dietro quel "farmela pagare" si nasconde la verità del caso di Daniele Franceschi? "Noi abbiamo fiducia nella Farnesina — ha concluso Marco Antignano —: il ministro Franco Frattini ci ha dato ampie assicurazioni che i colleghi francesi faranno il massimo per scoprire la verità sulla morte di mio nipote". Intanto la salma rientrerà in Italia non prima di dieci giorni.


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