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Muore in un carcere francese
Ai parenti: ''Mi maltrattano''

Giallo per un 34enne di Viareggio dietro le  sbarre per carte di credito usate al Casinò di Cannes. I parenti denunciano: ''Non ci fanno vedere la salma'''. L'autopsia anticipata a lunedì

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Daniele Franceschi
Daniele Franceschi

Viareggio, 29 agosto 2010 - Era stato arrestato, nel marzo scorso, in un Casinò della Costa Azzurra con l'accusa di falsificazione e uso improprio di carta di credito. Cinque mesi dopo, Daniele Franceschi, 34 anni, carpentiere di Viareggio, sposato, separato e padre di un bambino di 9 anni, è morto in una cella del carcere di Grasse, nell'entroterra di Cannes, in circostanze tutte da chiarire.

 

 Franceschi in questi mesi ha scritto diverse lettere alla madre Cira Antignano raccontando anche di aver subito soprusi, maltrattamenti e di non essere stato curato quando aveva la febbre molto alta. Il decesso, secondo le autorità francesi, sarebbe avvento nella notte tra martedì e mercoledì scorsi, ufficialmente 'per arresto cardiaco'. I familiari hanno appreso la notizia dopo tre giorni. Martedì 31 agosto è in programma l'autopsia all'istituto di medicina legale di Nizza. Il legale della famiglia ha già chiesto che vi prenda parte un medico italiano di fiducia.

 


Franceschi era andato in vacanza in Costa Azzurra nel marzo scorso con alcuni amici. Il gruppo aveva deciso di trascorrere una serata al casinò ma quando Franceschi si era presentato a pagare le fiche esibendo una carta di credito gli addetti si sono accorti che qualcosa non andava e hanno chiamato la gendarmeria, che ha arrestato l'italiano.
L'avvocato Aldo Lasagna sta seguendo il caso per la famiglia che vuole chiarezza e fa appello alle autorità italiane e al console per cercare di capire cosa sia accaduto in quella cella del carcere di Grasse.

 

Daniele Franceschi era finito nei guai per essere stato trovato in possesso di carte di credito — non intestate a lui — con cui aveva fatto alcune operazioni all’interno del casinò di Cannes dove si era recato all’inizio di marzo con alcuni amici viareggini. La Gendarmerie gli aveva contestato ''l’uso improprio delle carte'' e la ricettazione. ''Ma dal giorno dell’arresto — denuncia lo zio materno, Marco Antignano — è stato ascoltato due volte dal magistrato inquirente: abbiamo parlato a lungo con il legale francese che stava seguendo il caso, ci dava assicurazioni che quanto prima ci sarebbe stato il processo. Invece niente''.

 

Niente è dir poco visto che nel frattempo Daniele ha cominciato ad accusare una serie di malesseri. ''In una circostanza — ha raccontato ancora lo zio — non so come visto che si trovavano dietro le sbarre, mio nipote mi ha telefonato con il cellulare di un amico: ‘sto male, sto male, fate qualcosa per me: qui dentro c’è una situazione che non mi piace, l’assistenza medica lascia molto a desiderare'' In un’altra occasione Daniele aveva parlato di «maltrattamenti e soprusi». Insomma, un carcere — dove stando ai racconti del ragazzo — la legalità non sarebbe stata rispettatata.
 

 ''Mia sorella è andata in Francia ma le autorità non le permettono di vedere la salma di mio nipote prima dell'autopsia. Lei è là perche' vuole essere 'vicina' al suo ragazzo', prosegue lo zio di Daniele Franceschi. La madre dell'uomo morto in carcere a Grasse, Cira Antignano, riferisce il legale Aldo Lasagna, ha presentato un esposto informale alla Farnesina sulla vicenda. Marco Antignano osserva che ''in questa vicenda molte cose non quadrano''. ''All'autopsia non potrà partecipare nessun medico di nostra fiducia, né italiano, ne' francese - spiega -, la motivazione ufficiale è che la procedura di nomina sarebbe stata troppo complessa. In più, i tempi si sono accorciati perché l'esame autoptico, prima fissato per martedì, è stato anticipato di un giorno, a domani''.

 


Antignano ricorda che in questi cinque mesi il nipote aveva atteso invano il processo. ''C'erano state alcune udienze, sempre rimandate - dice -. Era complicatissimo andare a trovare mio nipote. Mia sorella era riuscita ad entrare in carcere solo due volte, ogni volta l'avevano controllata in una maniera non solo minuziosa ma anche umiliante. Il ragazzo era tranquillo ma parlava e scriveva di soprusi, di ore di lavoro estenuante. Recentemente, si era rifiutato di lavorare oltre il dovuto in cucina. Subito dopo, se ne era pentito temendo ritorsioni. Aveva paura che lo mettessero in una cella con qualche detenuto 'difficile'. Raccontava che ce l'avevano particolarmente con gli italiani, forse, diceva, a causa del calcio''.

 


''Sono state fornite, inoltre, racconta lo zio, versioni discordanti sull'ultimo giorno di vita di Daniele. Io ho parlato con il direttore del carcere, dopo la notizia della morte, e lui mi ha spiegato che l'avevano controllato in cella alle 13,30; Daniele stava bene. Poi, alle 17, durante il controllo seguente, l'avevano trovato morto. All'avvocato francese che ci assiste, è stato invece detto che, siccome Daniele nonsi sentiva bene, l'avevano portato in infermeria e gli avevano
fatto l'elettrocardiogramma. Dato che il risultato era stato negativo, l'avevano riportato in cella. Ma mi chiedo: non era il caso di trattenerlo e controllare l'evolversi della situazione? Chiunque, anche un detenuto, ha diritto ad un'assistenza
umana''.


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