Si sposerà entro giugno la 'Circe della Versilia', Maria Luigia Redoli, condannata all'ergastolo per l'omocidio di suo marito, Luciano Iacopi, la notte tra il 16 e il 17 luglio 1989. La donna ha ottenuto la semilibertà, e ha conosciuto il suo attuale compagno nella struttura di volontariato che frequenta durante il giorno
Viareggio, 7 maggio 2009 - Alla soglia dei 70 anni vuole dare una svolta alla sua vita. Il suo sogno è farlo in quella Versilia che nonostante tutto continua ad amare, magari nel ventesimo anniversario di quella notte che ha cambiato la sua esistenza. Maria Luigia Redoli, per tutti la 'Circe della Versilia', si sposa nuovamente. Lo farà forse a giugno con un quasi coetaneo milanese (nel carcere di Opera sono già state affisse le pubblicazioni) che ha conosciuto da quando ha ottenuto la semilibertà e durante il giorno frequenta strutture che si occupano di assistenza invalidi e disabili.
Un nuovo amore nato nel mondo del volontariato e che per lei serve a intravedere ancora di più la fine del tunnel. La Redoli formalmente deve scontare l’ergastolo perché condannata in via definitiva (con l’amante Carlo Cappelletti) per l’uccisione dell’anziano marito, Luciano Iacopi, compiuta con 17 coltellate la notte tra il 16 e il 17 luglio 1989.
"Per la verità - spiega il suo avvocato milanese Alessandro Maneffa - la signora vorrebbe pronunciare il sì prima dell’estate, entro poche settimane. Ma temo che questo sia tecnicamente impossibile per i tempi e le autorizzazioni che riguardano la Giustizia". Lo sposo si chiama Alberto Andena,62 anni, e lavora a Cesano Boscone in una cooperativa di assistenza ai disabili ('Prospettive nuove'; lei lo ha conosciuto nelle sue frequentazioni lavorative. Maria Luigia Redoli tutti i giorni alle 9 esce dal supercarcere di Opera (Milano) per raggiungere una zona più centrale dove fa del volontariato fino alle 16,30.
Poi rientra in carcere, ma nel settore dei semiliberi, una struttura che non assomiglia molto a un penitenziario. L’avvocato Maneffa assicura che la donna è una detenuta modello alla quale i giudici di sorveglianza dovrebbero presto concedere la libertà vigilata. "E’ il suo grande sogno che si coronerebbe poco dopo il matrimonio, entro un anno e mezzo. Un modo per rinascere".
Per il bonus di tre mesi che scatta ogni anno di detenzione la Circe ha già superato i 26 anni di permanenza in carcere anche se finì dietro le sbarre solo nel 1991 dopo l’assoluzione in primo grado a Lucca e la condanna in Appello poi confermata in Cassazione. In questi anni Maria Luigia ha scritto anche un memoriale che potrebbe diventare presto un libro.
"Lei - spiega il legale - continua a dire che è innocente e spera di vedere una persona che magari in punto di morte confessi di aver ucciso suo marito Luciano Iacopi". Dopo aver frequentato uomini più giovani di lei ora la Circe si è innamorata di un quasi coetaneo. Non disse nulla di questa sua relazione quando il 30 settembre scorso tornò al Forte, 19 anni il delitto. Un fugace incontro al bar Principe col suo vecchio avvocato Graziano Maffei, ma soprattutto una visita al cimitero del Forte per pregare sulla tomba del marito. "Luciano non l’ho ucciso io" continua a ripetere anche oggi.
Il caso della Circe esplose la notte del 17 luglio ’89, quando nel garage della sua villa di via Provinciale venne trovato ucciso Luciano Iacopi. Era proprietario di una fortuna pari a 7 miliardi di vecchie lire ma il suo tenore di vita era quello di un uomo normale. I sospetti caddero subito sulla moglie Maria Luigia e sul suo giovane amante, il carabiniere a cavallo Carlo Cappelletti.
Look appariscente, molti flirt dichiarati, la donna e il suo amante facevano discutere. Comparvero di fronte alla Corte d’assise di Lucca e vennero assolti. Sentenza ribaltata in appello: colpevoli, ed ergastolo per entrambi. L’avrebbero ucciso per godersi l’eredità miliardaria. La sentenza nel ’91 fu confermata dalla Cassazione.
Enrico Salvadori
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