Sentenze pesanti, con condanne rispettivamente di uno e due anni di cercere. Si è conclusa così una storia di droga che ha coinvolto due viareggini. La primavera scorsa erano stati fermati dalla polizia con 46 grammi di eroina purissima. Uno dei due giovani coinvolti si è sempre dichiarato innocente e ricorrerà in appello
Viareggio, 19 maggio 2008 - Due dure condanne per una storia di droga che all’inizio della primavera aveva scosso la città. Due condanne - pronunciate dal giudice unico Gerardo Boragine (nella foto) - che pesano come macigni per C.E., 35enne viareggino e per G. C., 25 enne, anche lui residente in un quartiere periferico.
Due anni per il primo senza alcun beneficio di legge (il suo legale aveva chiesto la concessione degli arresti domiciliari per poter frequentare il Sert), un anno per il secondo, con la sospensione della pena, in quanto incensurato. Per G.C. il suo legale di fiducia, l’avvocato Fabrizio Bartolini ha già preannunciato ricorso in Appello, dopo avere letto le motivazioni della sentenza.
La vicenda nasce dopo un controllo delle forze dell’ordine che tengono d’occhio C.E., un personaggio conosciuto per i suoi contatti con il mondo della droga. Gli inquirenti sono convinti che abbia un ruolo importante: lo seguono. E un giorno, nel pomeriggio, lo vedono salire su un’auto 'pulita'. E’ quella di G.C., un amico dell’uomo. Le forze dell’ordine decidono di intervenire e ancora prima di essere tirato fuori dall’abitacolo C.E. getta sul sedile posteriore un pacchetto di sigarette molto sospetto dentro il quale vengono scoperti 46 grammi di eroina purissima, di ottima qualità.
Fin dai primi momenti seguenti all’arresto, C.E. cerca di alleggerire la posizione dell’amico. "Lui con la droga non c’entra niente" dice anche durante l’udienza di convalida. Il giudice concede all’amico gli arresti domiciliari mentre decide la custodia cautelare in carcere per C.E. indiziato di essere lo spacciatore della droga. Il proseguimento del processo porta il pubblico ministero Fiorenza Marrara a chiedere una condanna pesante per C.E.: tre anni e sei mesi di reclusione; per G.C., invece la richiesta è di due anni.
Il giudice Gerardo Boragine ha accolto le tesi dell’accusa ma ha ridotto le condanne rispettivamente a due anni (ma in carcere per C.E.) e un anno (con la sospensione della pena) per l’amico incensurato. Che, attraverso il suo legale, continua a sostenere di "non avere avuto un ruolo in questa faccenda, ho soltanto dato un passaggio ad un amico: non sapevo che aveva la droga".