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LA MORTE del ventiseinne marocchino Said El Ghaniou avvenuta nel pomeriggio del 4...

LA MORTE del ventiseinne marocchino Said El Ghaniou avvenuta nel pomeriggio del 4 giugno 2006 non fu il frutto della volontà omicidia dell’assassino Sate Bouchaib, 30enne tunisino, ma solo ...
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2008-05-22
LA MORTE del ventiseinne marocchino Said El Ghaniou avvenuta nel pomeriggio del 4 giugno 2006 non fu il frutto della volontà omicidia dell’assassino Sate Bouchaib, 30enne tunisino, ma solo un maledetto incidente. E’ questa la convinzione maturata dai giudici della Corte di Appello di Firenze che al termine del dibattimento — decisiva la perizia del medico legale Piermarco Leoncini, dell’Università fiorentina — ha più che dimezzato la condanna inflitta all’imputato dalla Corte di Assise di Lucca. Da ventuno anni (in quel caso l’accusa era di omicidio volontario) a sette anni e mezzo, per omicidio preterintenzionale. Insomma, da parte di Sate Bouchaib non c’era la volontà di uccidere il giovane con il quale aveva cominciato a litigare — per una storia di posti letto — all’interno di un casolare: la discussione si era poi spostata sull’argine della Gora di Stiava, non lontano dalla località Casali, nel comune di Massarosa. Un litigio che si era concluso con il volo accidentale di Said El Ghaniou nel corso d’acqua, finendo poi per morire annegato. Il corpo del giovane sventurato venne scoperto dopo poche ore da una coppia di fidanzati che stava passeggiando sull’argine del corso d’acqua: il corpo, in un primo momento, venne addirittura scambiato per un manichino di gomma ma poi emerse la tragica e angosciosa realtà. Tra l’altro, furono necessare 48 ore per arrivare all’identificazione della vittima, mentre l’omicida — che cercava di espatriare: in tasca al momento dell’arresto aveva un biglietto ferroviario, destinazione Barcellona — venne bloccato dai carabinieri alla stazione centrale di Milano.

«LA DECISIONE dei giudici fiorentino — ha detto l’avvocato Cristiano Baroni, difensore dell’imputato, visibilmente soddisfatto — accoglie in toto la posizione che abbiamo sempre sostenuto fin dalla prima udienza: Sate Bouchain non voleva uccidere il giovane con il quale stava litigando».