Perugia, 10 luglio2017 - Non credeva alle favole, fin quando ha iniziato a leggerle alla figlia, prima di addormentarsi. Poi, quest’anno, ha indossato la maglietta rossa e blu del Crotone e proprio come un supereroe ne ha scritta una. C’è qualcosa di magico nella storia di Diego Falcinelli. Nato a Marsciano, l’attaccante è cresciuto a pane e pallone, tifando fin da piccolo il Perugia in Curva Nord. Lui, 26 anni, ex bomber del Grifo, con i suoi tredici gol in questa stagione è stato tra i protagonisti principali della storica salvezza del Crotone in Serie A. Un’impresa arrivata all’ultima giornata di campionato, che ha fatto sognare un po’ tutti, proprio come una bella favola. «E’ stata un’emozione unica, dopo un anno di sacrifici – racconta il centravanti –. Abbiamo disputato un girone di ritorno grandioso, quando tutti ci davano per spacciati. E’ stato un traguardo che ha dell’incredibile, soprattutto se si considera che spesso le società neopromosse retrocedono».

Falcinelli, quale partita ricordi con maggior soddisfazione?

«La vittoria per 4-1 sull’Empoli, dove ho realizzato la mia prima tripletta in Serie A. Ma non dimenticherò neanche il successo per 2-1 sull’Inter e quello sul Chievo. E’ stata una stagione importante».

Dove hai lavorato con Davide Nicola. Cosa ti ha insegnato il tecnico?

«A lottare, a sacrificarsi sempre e ad essere umili. Grazie a questi ingredienti siamo riusciti a salvarci».

Quanto è importante per un calciatore sentire la fiducia dell’ambiente?

«Ad agosto dell’anno scorso avevo tante richieste dalla massima serie. Ho scelto di andare in una squadra meno blasonata come il Crotone, perchè mi ha messo al centro del progetto, facendomi giocare da titolare e credendo in me. Ho rifiutato così Atalanta, Empoli e Chievo, società che erano in A da molti anni. In questo mondo devi sempre dimostrare il tuo valore, ma se intorno senti affetto e fiducia è più facile dare il massimo».

Come a Perugia. Nella stagione 2014-15 hai segnato 14 gol.

«Lo ricordo bene, il Grifo è nel mio cuore. Quest’anno ho seguito il campionato de biancorossi e mi dispiace che non hanno vinto i play off».

Cos’è mancato?

«Da fuori non è mai facile analizzare quello che succede. Mi sentivo spesso con Roberto Goretti, c’è stima reciproca e ci confrontavamo anche sui giocatori. Il Perugia ha disputato un campionato importantissimo, di livello, chiudendo al quarto posto e centrando i play off, nonostante a mio avviso non avesse una squadra all’altezza per stare nelle prime posizioni, rispetto alle altre rose di Serie B. Ma è stato fatto un grande lavoro».

Resta l’amarezza per la semifinale persa con il Benevento.

«I play off sono una lotteria. Li ho giocati con il Grifo due anni fa, eravamo la squadra più forte, che meritava la promozione. Eppure non ce l’abbiamo fatta e siamo usciti contro il Pescara al primo turno. Quest’anno invece è stata sbagliata la gara a Benevento, un errore ha pesato sul risultato. Nei play off contano gli episodi e purtroppo sono andati a scapito dei biancorossi».

Cristian Bucchi è il nuovo allenatore del Sassuolo. Lo hai già incontrato?

«Ci ho parlato pochi giorni fa, mi ha fatto una grande impressione, mi ha trasmesso serenità e al mondo d’oggi trovare tecnici così non è facile. Ha speso parole importanti su di me. Indipendentemente da quello che sarà il mio futuro lo ringrazierò sempre per questo».

Il tuo futuro, già. Sampdoria, Udinese e soprattutto la Lazio di Simone Inzaghi ti vorrebbero in rosa. Dove giocherai l’anno prossimo?

«Sono società importanti ma non so cosa rispondere, stanno lavorando sia i dirigenti del Sassuolo che il mio procuratore, a questo pensano loro... ».

A Perugia è arrivato Federico Giunti, che conosci bene...

«Sì, mi ha allenato a Foligno. E’ una grandissima persona e un ottimo tecnico. Il club è in buone mani e può puntare in alto».