Castiglione del Lago (Perugia), 11 settembre 2017

«PRIMA o poi vi ribecco tutti». Parla anche dei suoi nemici, Matteo Renzi. Di coloro che dopo la disfatta al referendum «sono saltati giù dal carro». «Li ho osservati, molti di loro erano gli stessi dei complimenti dopo il successo alle primarie, ma pensavo che tanto prima o poi sarebbero ripassati da qui».

Il segretario nazionale si racconta dal palco della Festa regionale del Pd dell’Umbria, sollecitato dalle pungenti e puntuali domande del direttore de La Nazione, Francesco Carrassi. Il primo pensiero è rivolto alle vittime dell’alluvione di Livorno e alle loro famiglie. Si apre così l’incontro di Renzi a Castiglione del Lago, il segretario arriva in ritardo e percorre quasi di corsa il tratto finale che lo conduce al cinema Caporali. A fare gli onori di casa il segretario regionale Giacomo Leonelli. Il direttore Carrassi parte «dai punti deboli», chiedendo a Renzi dove ritiene di aver sbagliato, quali siano stati gli autogol. «Mi rimane sul collo la scuola – risponde l’ex presidente del consiglio - Abbiamo messo 7 miliardi e 800 milioni sulla scuola scommettendo su cultura ed educazione. Quelli di prima hanno tagliato, noi abbiamo investito e abbiamo fatto arrabbiare tutti. Poi abbiamo sbagliato anche nella comunicazione». «Li avete raccontati male», esorta Carrassi riferendosi agli 80 euro, «sembrava una prebenda elettorale». Renzi lo ammette, «non siamo stati in grado di spiegare bene che non lo era». Restando in tema di gol, ci scappa una battuta sulle cinque reti messe a segno poco prima dalla Fiorentina, con Renzi che non trattiene un sorriso a tutti denti. Poi il giornalista lo avvisa, «Domani (oggi, ndr) scoppierà il ‘caso’ delle sirene di Ragusa». Renzi risponde, «hanno montato il video facendo credere che io abbia distrutto i sogni di una bambina. Ma è più grave l’adulta, che invece crede alle sirene, e allora bisogna chiamare l’ambulanza e farla portare via». E poi un racconto molto personale del Renzi bambino che voleva fare «il camionista o l’edicolante o il giornalista». Parla del deficit, della convinzione mai sopita che debba aumentare fino al 3 per cento, dei rapporti con l’Europa, della necessità di diminuire la pressione fiscale, di Berlusconi e del «patto del Nazzareno». «Io il Cavaliere non lo odio – dice Renzi – e sono convinto che sia giusto fare le riforme con lui. Il patto è saltato dopo la telefona, mai smentita, con D’Alema». «Il segretario presidente è diventato ‘umano’ - la chiusura di Carrassi - ripartire da zero con il popolo non è facile e una dose di umiltà fa bene a tutti». E tra la sua gente Renzi incassa così il lungo applauso.

Roberto Conticelli

Sara Minciaroni