Perugia, 25 luglio 2014 - «PIETRO, fammi comprare cinque dei tuoi mitici ‘calzoni’, così li metto nel surgelatore e almeno potrò gustarmeli per un altro po’ di tempo anche quando tu avrai chiuso... ». Alla Pizzeria Erusca, di clienti affezionati come questo non mancano di certo. E qualcuno di essi, quando ha saputo che lo storico locale di via Ulisse Rocchi chiuderà i battenti, ha pensato bene di fare scorta di bonta.

GIA’, PERCHE’ l’«Etrusca», aperta nel lontano 1968, tra una settimana tirerà giù le saracinesche una volta per tutte e dirà addio alla città. «Non ce la faccio più — racconta il titolare, Pietro Orologio, che nonostante il brutto momento mantiene una serenità invidiabile —. L’affitto è troppo caro, i clienti sono calati in modo impressionante, di spacciatori invece ce ne sono sempre più... ». A questi ultimi evidentemente interessano altre pizze...

OROLOGIO ha rilevato l’attività esattamente 40 anni fa, «anche se la pizzeria c’era già da sei anni. Era qui di fronte, al numero 30», dice indicando l’ingresso dall’altra parte della strada. «Ho chiesto al proprietario del locale di abbassarmi l’affitto, ma non ne vuole sapere. E a queste condizioni non posso andare avanti, mi conviene chiudere». Da una parte i costi che non calano, anzi: anche le imposte sono sempre più salate. Dall’altra i ricavi, un tempo floridi, che ora sono scesi a picco.

«GUARDI — spiega ancora Pietro —, noi qui vivevamo grazie agli studenti, ora praticamente scomparsi. Io in quattro anni ho perso circa il 70 % degli incassi. Che dovrei fare, secondo lei?”. All’«Etrusca, oltre al sessantunenne titolare, lavorano anche i suoi due figli. «Per colpa delle ultime modifiche del sistema previdenziale — continua Orologio — a me ora mancano quattro anni per andare in pensione. E non so davvero come fare a continuare a versare i contributi”. Scuote il capo e continua sistemare i vassoi delle pizze. Ma il suo non è solo un amarcord, tutt’altro. Perchè oltre al dispiacere per un altro pezzo di storia recente delle città che va in soffitta, c’è anche il problema oggettivo di un’attività imprenditoriale che salta, e con essa tre posti di lavoro.

«PRIMA ‘La Lanterna’, poi ‘La vecchia Perusia’, ora tocca a me — continua Pietro —, per non parlare delle vetrine oscurate lungo tutta la via. E pensare che dieci anni fa, forse anche meno, questa era una strada piena di gente. Ora restano solo pochi coraggiosi... ». Un paio di bar, tre kebab, un forno, un altro locale che ha aperto da poco: via Ulisse Rocchi è ai minimi termini. «Ogni tanto passa anche il sindaco Romizi a mangiare la pizza qui da me, spero che torni prima della chiusura. E poi io — conclude Pietro — sono un suo sostenitore, lo scriva pure... ».