Perugia, 19 gennaio - Livello di istruzione, tradizione manifatturiera, patrimonio artistico e paesaggio: architravi, questi, che rendono l’Umbria una regione «ricca», ma non sul fronte produttivo ed economico, dove anzi la regione arranca. Basti pensare ai 3 miliardi di Pil perduto nell’arco di un decennio e ai 15mila posti di lavoro andati in fumo in un anno. Tornando ai punti di forza, in particolare, nella gestione del patrimonio storico edilizio, che risente dell’impulso di specifiche politiche di sviluppo locale rivolte al recupero dei centri storici, l’Umbria è comunque la regione italiana più virtuosa.

Lo dice il Rapporto economico curato dall’Agenzia Umbria Ricerche (Aur), presentato ieri a Palazzo Cesaroni facendo un parallelo anche con le vicine Marche e Toscana. «Nel 2011 – viene riportato – l’85% degli edifici storici umbri risulta in buono stato di conservazione. Anche la Toscana (75%) e le Marche (66%) si collocano ai primi posti in questa speciale graduatoria, dimostrando attenzione al tema della conservazione del patrimonio edilizio». 

Il rapporto sottolinea anche che tra il periodo pre-crisi ed oggi, l’Umbria si differenzia per il balzo in avanti dell’istruzione, più intenso rispetto alle altre regioni esaminate, così come accade per la sanità. L’Umbria inoltre, è l’unica regione a evidenziare un saldo positivo complessivo nelle relazioni sociali. Ma le ombre rimangono.

«Il Rapporto dell’Aur non può che mettere in evidenza le grandi difficoltà dell’Umbria sul piano economico, sociale e occupazionale». Lo fa notare Stefano Vinti, rappresentante di Sinistra italiana, che aggiunge: «I dati confermano un grave declino della nostra regione dal punto di vista economico e sociale, l’aumento delle distanze tra noi e la ricca Toscana, nonché un colpevole ritardo nella costruzione dell’Italia mediana. Occorrono, urgentemente, un piano regionale del lavoro e l’istituzione di un reddito di cittadinanza».