Perugia, 17 gennaio 2017- Umbria  a rischio occupazione, ma anche terra di povertà crescenti e di giovani in fuga. Solamente nel 2015 infatti, secondo l’Istat, sono stati 8.478 gli umbri che hanno deciso di spostare la residenza in altre regioni italiane, di questi 2.241 hanno deciso di risiedere all’estero. Il saldo tra chi è partito e chi è arrivato è sostanzialmente in negativo, in quanto sono solamente 6.281 le persone che nello stesso periodo hanno chiesto la residenza in Umbria, precisamente 3.870 provenienti da fuori Italia e 2.411 da altre regioni. 
Numeri  su cui pone l’attenzione il capogruppo di Fi in Regione Raffaele Nevi (nella foto), che spiega: «Sono dati che devono far riflettere soprattutto chi ha responsabilità di governo regionale e che testimoniano che senza politiche serie la nostra regione è destinata, con il passare del tempo, a perdere sempre più residenti. E’ preoccupante l’analisi, sempre fornita dall’Istat, di una regione che vede uno stop fortissimo delle nascite ed una crescita consistente di anziani, che accende un serio campanello di allarme sul passaggio generazionale che ne consegue. La Regione non può fare finta che tutto sia a posto, servono azioni mirate e sufficientemente adeguate affinché ci sia quel giusto sostegno alle famiglie. Il rapporto Ires della Cgil, che evidenzia la crisi del mondo del lavoro e le difficoltà soprattutto per i ragazzi di accedervi va, di pari passo con i dati riportati sopra. E’ di fatto una conseguenza. Perché senza prospettive lavorative un giovane è chiamato a compiere scelte di vita che lo portano in altre zone d’Italia o peggio ancora all’estero».  
In negativo purtroppo l’Umbria, rispetto alle regioni limitrofe e della media nazionale, ottiene anche il primato dell 11,7% della popolazione che tra i 18 e i 59 anni ha lavorato meno del 20% rispetto alle proprie possibilità. A questo va aggiunto un dato critico in merito alle differenze sociali: nel 2014 il rischio povertà si attestava al 21,9%, mentre nel 2016 questo dato è salito sensibilmente di oltre sei punti, attestandosi al 28, 5 per cento e ciò significa che circa 240 mila umbri sono a rischio povertà. «In larga parte – conlude Nevi – è un dato che risente della perdita di occupazione derivante dalla chiusura di realtà industriali. Comunque è molto preoccupante che un quarto della popolazione regionale viva in una situazione di grande incertezza sul proprio futuro».