"Nella camera oscura
coloro il mondo"

Ha trentadue anni e porta in giro per il mondo gli scatti della campagna umbra. Ha scoperto l’amore per la fotografia nei colori attorno alla casa di Montemalbe. Gatti che saltano come tigri, galli bianchi e fieri, cavalli che scuotono le criniere come donne vanitose e topi e serpenti incantati dai fiori

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Perugia, Giacomo Brunelli, forografo

Perugia, 19 novembre 2009 - I suoi demoni in bianco e nero hanno stregato Birmingham e poi tutta l’Inghilterra. Dell’anno scorso è il suo primo libro, coronamento di un progetto in cui ha investito tutto se stesso: "The Animals". Inglese è la casa editrice che su di lui ha scommesso, la Dewi Lewis Publishing. Ora infatti vive a Londra. Ecco il successo, ‘invisibile’, del perugino Giacomo Brunelli.

 

Brunelli, il suo palmares è già ricco. Ma ha iniziato a scattare relativamente tardi, cosa è accaduto?
"Il mio interesse per la fotografia è nato a 24 anni quando ho trovato la macchina fotografica di mio padre dentro un cassetto, una vecchia Miranda del ‘68. Così, dopo la laurea all’Università per Stranieri, decido di frequentare un master di fotogiornalismo a Roma, per sei mesi. A Montemalbe è però nata l’idea del progetto sugli animali ed è là che ho cominciato a cercare i miei soggetti. Nel mio libro ci sono soltanto foto scattate in Italia e quasi tutte in Umbria".

 

Quando la sua prima personale?
"All’estero, in Inghilterra a Petworth, nel 2007, nella galleria Arden&Anstruther del pubblicitario Paul Arden. Lo contattai casualmente via email. Fu colpito dalle mie immagini e decise di comprare tutta la serie degli animali e di esporla nel suo spazio sei mesi dopo. La prima esposizione in Italia è invece venuta un anno dopo, a Milano alla Galleria Belvedere".

 

Agli inglesi, dunque, il merito di verla scoperta...
"Dopo aver frequentato il corso a Roma, nel 2003 decisi di sviluppare un mio portfolio (divenuto poi quello sugli animali) e concentrarmi sul progetto senza nessun interferenza. E’ importante sapere come si usa una macchina fotografica e la storia della fotografia ma potrebbero anche non servire. Ciò che è invece indispensabile sono le idee. Nessuno può dirti come averle e quali sono quelle giuste: per seguirle ci vuole tempo, dedizione e coraggio. La prima volta che ho presentato il mio lavoro è stato nel 2004 a Birmingham, ad un festival di fotografia che si svolge ogni anno ad agosto. Quest’anno è stato per me il quinto consecutivo a Birmingham e ancora frequento molti festival in giro per l’Europa. Anche se pure in Italia ce ne sono di validi".

 

Quali i caratteri che rendono la sua fotografia più apprezzata all’estero?
"Non credo che lo sia, probabilmente se avessi spinto in Italia sarebbe andata bene lo stesso. Credo invece che la gente trovi interessante il mio progetto perché parla di animali domestici, familiari, e nei quali è facile immedesimarsi. Il fatto che uso una macchina fotografica vecchia, che stampo in camera oscura (che in realtà è il mio bagno) e che le mie stampe sono piccole 20 x 25 centimetri, è sicuramente qualcosa che permette alle mie fotografie di distinguersi".

 

Come trova l’Umbria in relazione alla sua arte?
"L’Umbria è stimolante e bellissima e credo che le mie foto abbiano subito e subiscono la sua influenza. Credo anche che ci siano tanti talenti. Io ho spinto verso l’estero perché era da là che proveniva l’interesse per le mie opere. Forse si dovrebbe dare più spazio a chi ha qualcosa da dire anche se non è affermato".

 

Ora è negli Stati Uniti.
"Sì, ho appena aperto la mia prima mostra personale negli Usa a Portland, Oregon, alla Blue Sky Gallery, fino a domenica 29. Ma per il 2010 sto preparando una bellissima apparizione a Londra".

Marta Gara










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