Perugia, 15 giugno 2017 - "Era il 2014. Gennaio, forse febbraio. Mi creda, non ricordo, ho cercato di rimuovere». Solo con l’aiuto della moglie Daniela, Maurizio Marchei, il tabaccaio di via Maestà delle Volte rapinato e picchiato selvaggiamente da due uomini entrati nel suo negozio poco prima della chiusura, riesce a mettere a fuoco la data. Il 21 gennaio di tre anni fa, appunto. Il tempo è volato via velocemente. Le ferite si sono risanate, ma le cicatrici dell’episodio restano.

La vicenda del gioielliere pisano che ha reagito a un tentativo di rapina uccidendo uno dei due banditi, fa ‘riattivare’ la memoria del commerciante dell’acropoli, ex giocatore del Perugia negli anni ’70.

Signor Marchei, ci ricorda che cosa è accaduto quel pomeriggio?

«Erano le sei. Ero da solo in negozio, quando è entrato un uomo barcollando. Ha cercato di andare dietro al bancone dove c’è un’altra porta. Gli ho detto che si stava sbagliando, ma lui ha cominciato a spingere ancor più per entrare. Non capivo cosa stesse succedendo, poi però è apparso un altro con il passamontagna che mi ha detto ‘E’ una rapina, ho una pistola’. Invece ha tirato fuori un coltello».

E poi?

«Li ho fatti passare, perché i miei figli mi dicono sempre ‘papà se succede qualcosa non fare lo stupido, dagli tutto basta che non rischi la pelle’. Così mi sono fatto da parte, ma all’improvviso uno dei due ha cominciato a darmi dei cazzotti. Ho preso tre o quattro pugni, uno mi ha rotto il naso. A quel punto ho reagito, picchiando anch’io, per difendermi. Stavo quasi per rompere una gamba all’altro, non ragionavo più, poi è entrato un cliente a cui ho chiesto aiuto. A quel punto sono scappati. È andata bene, se gli rompevo una gamba può darsi pure che mi citava per danni».

Che sensazione ha provato in quei momenti?

«Quando ho capito che era una rapina mi sono sentito perso. In 33 anni non era mai successo. Sono rimasto lucido. Gridavo, ma nessuno mi sentiva. Io sono uno pacifico, solo che in questi casi subentra l’irrazionale. Mi hanno aggredito di brutto e ho reagito».

Cosa le hanno rubato?

«L’incasso della giornata e alcune schede telefoniche».

Come si supera un’esperienza così?

«Il giorno dopo ero già al lavoro. Mia moglie, invece, pur non essendo presente è rimasta scioccata. Sono cose che lasciano il segno».

Ha mai pensato di acquistare un’arma?

«No, non fa per me. Però ho messo telecamere e allarme».

Legge sulla legittima difesa: che ne pensa?

«E’ inutile che dicono ‘non puoi, non devi’. Le leggi devono tutelare chi subisce la rapina o l’intrusione in casa, punto. Lo dico perché ci sono passato e in quel momento si perde la testa. E’ giusto difendersi, io sto nella mia proprietà e chi viene si deve assumere tutti i rischi del caso».