Perugia, 15 luglio 2017 - Dalla nuova camorra di Raffaele Cutolo alla faida con i casalesi fino al 110 e lode della laurea dietro le sbarre. In mezzo tanta galera – ben 23 anni – e una lettera di resipiscienza («La via dell’illegalità per ottenere quel che si desidera è l’errore più grande») – che racconta di come e quanto la vita da delinquente «non paga ma si paga». E’ la storia a luci e ombre di Luigi Della Volpe, 53 anni di Aversa, in provincia di Caserta dove si consuma la ‘prima’ vita nera di un soldato della camorra adesso neo-dottore in ‘Scienze delle comunicazioni’ con una tesi su «Le lettere dal carcere di Antonio Gramsci».

 ILl 6 luglio la discussione della tesi, relatore il professor Dario Biocca dell’Università di Perugia, ‘Associato’ di Storia contemporanea e storia del giornalismo. La commissione è ‘costretta’ ad entrare in carcere a Spoleto, sezione Alta sicurezza, perchè al detenuto viene negato il permesso di uscire. Ma il magistrato di sorveglianza autorizza l’ingresso dei parenti: la figlia e i nipotini. Ciò che emerge dall’analisi delle sgreterie accademiche è un dato sorprendente: Della Volpe è il migliore studente dell’Ateneo (facoltà di Scienze politiche). L’unico ad avere una media del 30 e lode, a laurearsi nella prima sessione utile. A discutere una tesi complessa e a trovare – in quelle ‘Lettere’ di Gramsci – qualcosa che nemmeno gli studiosi avevano mai scovato. La psicologia del Gramsci-detenuto. Quando ormai la vita dietro le sbarre diventa rassegnazione, come Della volpe deve avere provato sulla sua pelle. Finite le battaglie giudiziarie resta il carcere. E bisogna imparare a viverci dentro. Della Volpe ci è riuscito così.

«Ci sono intuizioni di grande qualità, dettate forse anche dall’esperienza personale», commenta il relatore, il professor Biocca. E’ stato lui a fare avere a Della Volpe materiale per scrivere la tesi – un lavoro di circa sette mesi ininterrotti – dai documenti dell’Archivio di Stato, altrimenti inaccessibili ad un detenuto.

Ma quel 6 luglio davanti alla Commissione all’ex uomo del clan, alla figlia, ai nipotini, alla dottoressa Rita Cerioni, la volontaria che tanto l’ha aiutato in questo percorso, ai nipotini, si sono commossi anche gli agenti di polizia penitenziaria. E’ l’altra faccia di una prigione che di solito si intravede dall’esterno solo con le risse, le evasioni, i ‘pizzini’ che i boss cercano di far arrivare fuori per continuare a comandare. Lunedì ci saranno le proclamazioni dei neo-dottori. E proprio l’uomo dal passato nero. Che porta addosso i segni di una faida armata quando i ‘Della Volpe’ vollero dissociarsi dai casalesi risulterà lo studente più brillante. Da qualche parte, in fondo, sembra che cambiare si può. «La felicità non è nelle cose materiali – srive Della Volpe – , ma nel vivere con riconoscenza ciò che abbiamo, che è tanto». Chissà se è veramente così.