Perugia, 16 giugno 2017 - Sono passati circa dieci giorni dal tavolo di Confindustria e non c’è stato nessun dietro-front da parte della Nestlè. Ma c’era da immaginarselo: la multinazionale del cioccolato, ieri al Tavolo della governatrice Catiuscia Marini, ha confermato la sua linea. Allo scadere  della cassa integrazione straordinaria (giugno 2018), a San Sisto si procederà con il «riequilibrio occupazionale di 340 lavoratori». Questo significa che i tagli ci saranno, anche se attutiti da prepensionamenti e trasferimenti in altre sedi del gruppo, ma la Perugina a forza di accordi al ribasso si ritroverà di nuovo a dieta forzata. La multinazionale ha anche avanzato soluzioni per il ricollocamento dei 340 esuberi attraverso la mobilità interna. «Ci sono già sul piatto – dice il responsabile delle risorse umane di Nestlè, Gianluigi Toia – 86 posizioni libere e le proporremo ai lavoratori. Abbiamo incaricato la società di placement di trovare soluzioni sul territorio e vogliamo accompagnarle con incentivi e programmi di prepensionamento. Poi potranno esserci anche iniziative patrocinate da Regione e Comune». Il numero che l’azienda punta a garantire è di circa 600 dipendenti (compresi gli stagionali).


E le istituzioni  che dicono? Anche Regione e Comune ribadiscono la linea già trapelata in questi giorni: la palla passa al Mise. «Con l’incontro di oggi le carte sono sul tavolo – ha dichiarato la Marini –: da qui al 30 giugno 2018, data di scadenza degli ammortizzatori sociali, c’è un anno di lavoro per il mantenimento a San Sisto di una fabbrica efficiente e di livelli occupazionali stabili che non creino un’emergenza sociale. Vogliamo capire se Nestlé a livello europeo vuole investire su San Sisto portando qui anche altre produzioni, oltre a quella del Bacio, su cui è iniziato un lavoro apprezzabile ma che non basta. Per questo abbiamo proposto che il tavolo nazionale al Ministero dello sviluppo economico, la cui convocazione chiederemo congiuntamente come Regione e Comune di Perugia, serva a definire un accordo che al di là dell’efficientamento della fabbrica possa mettere in campo strumenti per investimenti in ricerca e sviluppo, nuove politiche industriali che siano in grado di offrire una prospettiva di nuova occupazione, traducendo in nuovi posti di lavoro quelli che attualmente rappresentano esuberi». 


La Marini  e il sindaco Romizi hanno affermato che «anche i temi su iniziative che possano essere integrative rispetto alla capacità industriale del sito, come nel caso del Parco tematico sul cioccolato, possono interessare nella misura in cui le stesse rientrino nell’ambito di un piano industriale di sviluppo, con carattere integrativo e non sostitutivo della capacità produttiva dello stabilimento».