Perugia, 3 gennaio 2018 -  «E’ COME se ancora adesso fosse il giorno dopo la morte di mamma o quello dopo la morte di papà. Io e i miei fratelli non riusciamo a mettere una pietra sopra questa storia che ci ha devastati perché continuano a prenderci in giro e a trovare escamotage per prolungare i tempi». Parole che pesano come macigni quelle di Alessandro Bazzurri, il più grande dei quattro figli della dottoressa Maria Pia Becchetti, morta il 16 novembre 2012 a causa di una complicanza letale di un esame medico che non le avrebbero dovuto fare e di Pierluigi Bazzurri, che nel novembre del 2013, esattamente nel giorno dell’anniversario del malore dell’amata moglie, si uccise per l’impossibilità di andare avanti.

Alessandro, i suoi fratelli e la zia sono in causa con l’Asl Umbria 1, chiamata a rispondere della tragica fine della loro madre, la stimata e conosciutissima titolare del laboratorio d’analisi cliniche «Minerva» di Perugia e del padre, che decise di togliersi la vita. Quello che ha condotto Maria Pia alla morte è stato un autentico calvario che, come hanno stabilito due consulenti super-partes, poteva essere evitato se solo fosse stato effettuato un esame diagnostico non invasivo prima di sottoporla all’intervento di colangio-pancreatografia endoscopica retrograda (ERCP) che, tra le complicanze prevede anche ipotesi letali.

L’ULTERIORE esame a ridosso dell’Ercp sarebbe servito a far capire ai medici dell’ospedale di Pantalla che la operarono il 13 novembre del 2012, che il calcolo visto due giorni prima nel coledoco non c’era e che quindi, l’intervento (i cui rischi letali non erano stati spiegati né a lei né ai familiari) era superfluo. «Mamma – racconta ancora il figlio – ha sofferto in maniera inenarrabile, aveva le allucinazioni e i sanitari per tutta risposta le dicevano che non riusciva a sopportare il normale decorso dell’operazione, si sono anche resi conto tardi di quello che le stava capitando». Maria Pia morì lasciando tutti nella disperazione più totale per una pancreatite emorragica necrotico acuta. «Se le perizie ci avessero dato torto – spiega Alessandro – ci saremmo messi l’anima in pace ma ci sono stati degli errori e chiediamo giustizia». Invece, nonostante due perizie, la Asl 1 temporeggia facendo proposte risarcitorie a cui poi si sottrae.