Perugia, 2 dicembre 2017 - FARMACI per dimagrire prescritti come antidepressivi per aggirare la legge. E’ questa l’ipotesi di reato alla base di un’inchiesta del Nas di Perugia che coinvolge undici persone tra farmacisti e medici di base a cui adesso è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio. L’inchiesta era partita alla fine del 2015, in seguito ad un decreto ministeriale che vietava l’uso di alcuni farmaci per le cure dimagranti.

I MILITARI del nucleo antisofisticazione di Perugia, coordinati dal pm Manuela Comodi, intrapresero uno screening delle farmacie nel perugino per controllare se e in che modo sostanze anoressizzanti (come ad esempio il bupropione) venissero prescritti. E, secondo quanto emerso, scoprirono che prima dell’entrata in vigore dei decreti del ministero della salute (emessi in seguito a studi clinici sulla pericolosità di alcune molecole a seconda dell’uso che ne veniva fatto), i medici di base finiti sotto inchiesta davano i farmaci per il dimagrimento, mentre dopo l’intervento ministeriale, le stesse sostanze venivano prescritte per la cura della depressione, per cui non era vietato. Spesso davano ai pazienti due diverse ricette: in una c’erano le sostanze ‘lecite’ indicate espressamente per il dimagrimento, nell’altra finivano invece quelle ‘bandite’ per cui andava indicato un uso autorizzato. Ma i pazienti sentiti, i carabinieri ne interrogarono almeno un centinaio, confermarono di non essersi mai rivolti a quei medici per problemi psicologici, ma, solo e unicamente per dimagrire.

E’ PER QUESTO motivo che agli otto dottori, oltre all’accusa di somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica, falso in atto pubblico e falso in certificati, viene anche contestata la violenza privata per non aver fatto sottoscrivere «il consenso informato» ai malati e non averli resi «consapevoli che l’uso delle sostanze antidepressive fosse vietato per la cura dimagrante» perché, se assunti con posologie e tempistiche diverse, potevano essere dannosi. Gli stessi pazienti hanno riferito che non avevano idea della ‘singolarità’ delle prescrizioni e anzi, che a volte, erano gli stessi medici a consegnare loro i farmaci galenici che prendevano direttamente dalle farmacie. Nell’inchiesta sono coinvolti infatti anche tre farmacisti che, in ottica accusatoria, di sarebbero prestati alla preparazione. Francesca Marruco