Perugia, 9 febbraio 20128 - Il parco giochi di Casa del Diavolo affonda nel degrado e a rimetterci sono loro: i bambini. L’unica area verde del paese è, ormai da anni, abbandonata all’incuria e ‘ferita’ dai danneggiamenti messi in atto dai vandali. Così quello che dovrebbe essere un punto di riferimento per le famiglie del posto, è diventato un luogo da evitare per chi ha figlioletti o nipoti da far divertire all’aria aperta. Siamo alla periferia nord della città. Intorno, il verde della campagna perugina. Eppure all’interno del parco pubblico tutto stona con l’armonia del paesaggio circostante.

I rifiuti gettati ovunque si aggiungono a una serie di pericoli per la sicurezza delle persone. La sporcizia è dilagante: da terra spuntano bottiglie e lattine vuote, piatti e posate di plastica, cartacce e confezioni di medicinali. Poco più in là c’è un bidone metallico, completamente divelto. Appesa alla recinzione c’è addirittura una vecchia bicicletta, incastrata lì da chissà quanto tempo.

Ha fatto una brutta fine anche la struttura in legno con lo scivolo e le corde, impianto destinato allo svago dei più piccoli: alcuni pezzi sono rotti, altri scheggiati. Le parti in metallo sono arrugginite e pure l’unico gioco a molla rimasto in piedi è usurato dal tempo. Mentre dell’altalena e dell’altro scivolo, installati in passato, oggi non c’è più traccia.

Ma i rischi per chi frequenta il parco, che peraltro confina con la scuola elementare del paese, sono rappresentati anche dai tanti frammenti di vetro sparsi qua e là. In mezzo al prato se ne contano a decine, tra cocci di bottiglie e altri pezzi più spessi e appuntiti. Non mancano sassi di varie dimensione e c’è da fare i conti pure con la pavimentazione danneggiata in diversi punti.

Nel lungo elenco di problemi si inserisce infine la scarsa manutenzione degli alberi che cingono l’area. In un paio di occasioni i rami sono infatti caduti sulle auto in sosta. Fatto sta che il parco, che per decenni ha accompagnato la crescita di intere generazioni, appare oggi come un luogo dimenticato e svuotato della sua essenza. La posizione isolata, poi, non facilita il controllo dell’area. La gente del posto è amareggiata e vorrebbe trovare una soluzione, che al momento però non c’è.