Castiglione del Lago (Perugia), 10 settembre 2017 - Brunello Cucinelli e la sua visione del mondo, del futuro, della politica. Con i cittadini al centro, come esseri umani custodi della terra che gli è stata affidata. Cita Papa Francesco e Obama l’imprenditore umanista intervistato da Roberto Conticelli, responsabile della redazione umbra de La Nazione, nell’ambito dell’iniziativa “La bellezza e lo sviluppo dell’Umbria” all’interno della Festa regionale del Partito democratico che quest’anno si svolge a Castiglione del Lago.

Interrogato sui temi dell’attualità e della partecipazione, Cucinelli ha risposto alle domande con l’energia e l’ottimismo che lo hanno reso famoso nel mondo. “E’ nostro dovere – ha spiegato l’imprenditore al pubblico, nella sala gremita del cinema Caporali - lasciare una città più bella di come l’abbiamo avuta in eredità. Dobbiamo ripartire dalla “costruzione” del cittadino, educando i nostri figli all’ottimismo e alla dignità del lavoro. Cittadini perbene eleggeranno politici perbene e noi impareremo sempre più a ricercare queste qualità. Il lavoro di Papa Francesco, mi piacerebbe che noi ripartissimo da lì e dall’umanità che è fatta di persone perbene. Possiamo tornare a rispettarci e a rispettare il lavoro altrui. Noi abbiamo necessità di tornare ad ascoltare il genius loci dei nostri luoghi”.

Armonia con il mondo, anche rispetto al territorio dell’Umbria, “dobbiamo essere innovatori sotto il profilo del prodotto ma non rispetto alle qualità antiche che abbiamo – ha detto Cucinelli -. Le nostre periferie sono un po’ in difficoltà per gli anni in cui avevamo bisogno di lavorare e abbiamo edificato luoghi non belli. Ma io non capisco perché oggi dobbiamo fare ad Ellera un capannone arancio. Se fanno Ikea azzurra a Collestrada porterò 500 giornalisti da tutto il mondo a fargliela vedere. Ma perché non possiamo farla con i nostri colori terra di Siena”.

E ancora sull’Umbria, “abbiamo delle imprese di qualità, siamo amabili ma abbiamo perso come tutta l’Italia la fascia di prodotto basso, creando questo scompenso. Ma noi veniamo dalla cultura manifatturiera e da lì dobbiamo ripartire”.