Perugia, 17 giugno 2017 - «Un atteggiamento fuori dal tempo e crudele», secondo l'associazione Omphalos, quello del Comune di Perugia che avrebbe negato la trascrizione dell'atto di nascita di un bimbo di sei mesi nato in Spagna da due mamme grazie alla procreazione assistita, il quale ora «è senza documenti, senza identità e senza la possibilità di poter viaggiare per tornare in Italia e conoscere nonne e cuginette». Le mamme, perugine, hanno annunciato l'intenzione di fare ricorso, riferisce - in una nota - l'Omphalos, che insieme a Rete Lenford negli ultimi mesi ha seguito la vicenda e supportato legalmente le due donne.

 

«Ci chiediamo con che coraggio - afferma il presidente di Omphalos, Stefano Bucaioni - l'amministrazione comunale abbia scelto di negare ad un bambino di sei mesi il diritto all'identità. Questo atteggiamento, oltre che essere fuori dal tempo, è fortemente discriminatorio e crudele. Crudele perché a farne le spese è un bambino la cui unica 'colpa' è quella di avere due mamme che lo hanno tanto desiderato e che lo amano».

 

«I tribunali di molte città - sottolinea ancora Bucaioni - e persino la Cassazione si sono già espressi più volte ordinando ai Comuni reticenti di procedere alla trascrizione, ma il Comune di Perugia ha ignorato tutte le sentenze e ha rifiutato la trascrizione per motivi di ordine pubblico. Motivazione - osserva - al limite del ridicolo». L'associazione Omphalos riferisce ancora di avere chiesto un incontro urgente al sindaco, Andrea Romizi, e di essere in attesa di una risposta, mentre «il rifiuto alla trascrizione è stato già notificato alle due mamme».