Perugia, 27 settembre 2017 - "Mi sono sentita come un topo in trappola. Pensavo che prima o poi sarebbe riuscito ad ammazzarmi". La dottoressa Francesca Altrui è ricoverata al quarto piano del Santa Maria della Misericordia, nella brest unit di chirurgia. Appena una stanza la separa da Umberto Rana, il collega facente funzioni del settore civile del tribunale che è intervenuto e l’ha strappata a morte certa. «Mi ha salvata, se non fosse stato per Umberto sarei morta», ripete.

Addosso porta i segni delle otto coltellate che le ha inferto Roberto Ferracci: alla schiena mentre fuggiva, sulle caviglie, sui polsi nello strenuo tentativo di difendersi dalla furia assassina. «Ma poi le ferite guariscono, è il resto che è più difficile», dice con un filo di voce. Sono i tagli nell’anima, la morte che ti scorre veloce davanti solo per aver fatto il tuo lavoro e il tuo dovere. «Stanotte appena chiudevo gli occhi rivivevo tutta la scena... ».

E’ difficile, maledettamente difficile sopravvivere a un omicidio premeditato e non portarsi dentro una ferita tanto grande. Premeditato perché solo dopo l’aggressione, la giudice ha scoperto che pochi giorni prima era stata recapitata in tribunale una lettera di Ferracci con scritto: «Vi arriveranno le stilettate di Dio». E infatti tutta la dinamica del tentato omicidio lasciano supporre che l’albergatore avesse meditato la sua decisione arrivata dopo il malumore per la vendita dell’albergo Julia a un prezzo ribassato, oltre alla sentenza con cui un diverso giudice non gli aveva riconosciuto come usurari gli interessi praticati dalla banca.

«Ero nella mia stanza, hanno suonato alla porta e d’istinto ho aperto – racconta ancora la giudice –. E’ entrato e mi ha detto che voleva chiarimenti in merito alla procedura di vendita della sua attività. Gli ho spiegato che non la seguivo più io e di accomodarsi fuori. A quel punto lui è rimasto immobile accanto alla porta e ha scosso la testa, senza dire una parola. In realtà non voleva alcun chiarimento, aveva già in mente tutto. Ha infilato una mano nel marsupio: ho pensato volesse mostrarmi un’istanza, qualche atto giudiziario, e invece ha tirato fuori un coltello e mi ha aggredita senza dire una parola. Ho pensato che prima quello ce l’avrebbe farra davvero a uccidermi».

Francesca Altrui ha ancora il terrore negli occhi quando rivive, per l’ennesima volta, quella scena spaventosa, degna di un film di Hitchcock. Ferracci che improvvisamente le si avventa contro e lei che cerca di difendersi: «Mi sono fatta scudo con il computer, poi mi sono nascosta sotto la scrivania ma lui continuava a colpirmi e io tentavo di scalciarlo da sotto il tavolo. Ma era una furia».

Il resto di una mattinata di ‘straordinaria’ follia è l’intervento di Umberto Rana che strappa Ferracci dalla collega, l’arrivo dei commessi, la giudice che fugge per il corridoio dove l’albergatore la insegue per sferrarle un’altra coltellata alla schiena, la più profonda». «Mi è andata bene, sì... »., dice adesso, Ma poi ad amici e colleghi la giudice confida: «Ho paura a tornare in ufficio».