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Indagata Lorenzetti per l'inchiesta Tav a Firenze

Perquisizione all’alba. L’ex Governatrice avrebbe favorito le imprese in cambio di incarichi al marito

Ben 38 pagine di "mandato" in mano agli investigatori titolari delle indagini

Maria Rita Lorenzetti
Maria Rita Lorenzetti
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Foligno, 18 gennaio 2013 - L’ex Governatore dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti è indagata dalla procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sui lavori per il sottoattraversamento della Tav nel capoluogo toscano. La Lorenzetti avrebbe commesso i reati in qualità di presidente di Italferr, incarico assunto dopo la fine del mandato amministrativo. In tutto gli indagati sono 31. Le ipotesi di reato vanno dall’abuso di ufficio all’associazione a delinquere (di cui sarebbe stata ‘capo’ o ‘promotore’), alla corruzione. La Lorenzetti avrebbe svolto la propria attività nell’interesse, e a vantaggio, delle società appaltanti Nodavia e Coopsette, "mettendo a loro disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del coniuge", architetto con attività a Foligno.

Nella sua casa di Foligno i carabinieri del Ros di Firenze - gli stessi dell’inchiesta sul G8 - hanno bussato all’alba di ieri. Maria Rita Lorenzetti, storico presidente della Regione Umbria e ora lanciata sul trampolino di un possibile
futuro incarico ministeriale, è rimasta di sasso. Gli investigatori dell’Anticrimine avevano in mano ben 38 pagine di ‘mandato’, un dossier fitto di accuse circostanziate: abuso d’ufficio, associazione per delinquere e corruzione. La
storia di un’inchiesta che nasce dall’illecito smaltimento di rifiuti nel 2010 (fanghi di perforazione), anche attraverso società vicine ai Casalesi, e arriva fino alle azioni poste in contrasto con la stazione appaltante per il sottoattraversamento ferroviario della città di Firenze (nell’ambito del progetto Alta/Velocità) per favorire il General Contractor Nodavia e il suo socio Coopsette.

A Lorenzetti hanno perquisito la casa e l’interesse era riferito anche al marito (non indagato), l’architetto che grazie a lei avrebbe ottenuto incarichi nella ricostruzione post-terremoto dell’Emilia. Per ore sono rimasti a spulciare
carte e documenti poi acquisiti e su cui si concentreranno gli accertamenti degli inquirenti. L’inchiesta che rischia di travolgere l’ex vertice regionale riguarda il suo ruolo di presidente di Italferr, la società delle Ferrovie dello Stato.

La prima ipotesi di reato che i pm fiorentini le contestano riguarda proprio il "tentativo di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti relativi ai fanghi di perforazione della fresa di scavo", in cui la Lorenzetti avrebbe "svolto la propria attività nell’interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coosette, da cui pretendeva favori per il marito". La seconda è relativa all’associazione per delinquere e all’abuso d’ufficio in ordine all’illegittimità nell’esecuzione dell’appalto. La presidente Italferr nell’ambito dell’appalto per il sottoattraversamento ferroviario di Firenze "agiva in contrasto con gli interessi della stazione appaltante a conseguire l’esecuzione dell’opera a regola d’arte e nel rispetto dei costi preventivati... anche con condotte illecite finalizzate a influenzare e condizionare le determinazioni delle pubbliche amministrazioni coinvolte, in violazione della legge sulle autorizzazioni e sui vincoli di tutela ambientale e paesaggistica".

Il terzo capitolo, particolarmente amaro, porta la dicitura corruzione. Anche la Lorenzetti avrebbe fatto avere pubbliche utilità all’ingegnere del Ministero dell’Ambiente che avrebbe stilato pareri compiacenti declassificando il fango di perforazione in terra. Ottenendo l’assunzione di un parente di quest’ultimo alla Coopcentro Italia ("in seguito a intermediazione della Lorenzetti") e l’affidamento di un incarico professionale a un’altra donna, nell’ambito della realizzazione
dell’Autostrada regionale Cispadana, sempre su interessamento dell’ex Governatore umbro. Altro profilo di corruzione riguarda la lettera di attestazione che i lavori dell’appalto erano iniziati entro i 5 anni dal rilascio delle autorizzazioni,
in cambio del soddisfacimento di richieste economiche di un amico dell’ingegnere del Ministero per le Infrastrutture che aveva stilato il documento.

di Erika Pontini

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