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Un calcio da riscoprire

Il commento di Stefano Dottori
 

Stefano Dottori
Stefano Dottori

Perugia, 30 gennaio 2012 - DI «TAGLI DEL NASTRO» per effimere opere pubbliche e non, in questi ultimi anni ne abbiamo viste tante, tantissime. Opere che magari cominciavano con «la prima pietra» e che mai sono arrivate a compimento. Per questo l’appuntamento di ieri, con l’inaugurazione del campo sportivo di Prepo, che va a completare l’intera struttura della Federcalcio, va classificato come Evento. Un’opera portata termine nei tempi previsti, nel rispetto del budget iniziale, con un contributo istituzionale rispettato e concretizzato, con la splendida sede della Federcalcio regionale e la rinascita dell’antico campo sportivo che vanno ad abbellire un’intera zona della città (è una riqualificazione urbanistica della città da cui prendere esempio», ha commentato il sindaco Boccali.

E l’entità del successo è stata testimoniata dalla presenza di tutto il calcio italiano (Abete in testa), delle istituzioni regionali (passate e presenti), del mondo imprenditoriale e, soprattutto, delle società sportive che hanno contribuito alla realizzazione della «Casa del calcio umbro».
 

LUIGI REPACE, il presidente e colui che fortissimamente ha voluto questa opera, poteva togliersi diversi sassolini dalle scarpe ieri, nei confronti di chi ha tentato di sabotare l’impresa con palesi attacchi strumentali. Ma è stato bravo, si è trattenuto, è rimasto sobrio, forte di testimonianze di stima e di affetto che hanno premiato anche il suo carattere spigoloso, ma sicuramente dotato di una efficienza che di questi tempi è raro trovare.
L’aver restituito alla città il campo di Prepo, è stato un gesto importante per tanta gente. Intere generazioni hanno giocato sui pietrischi di quell’impianto, a cominciare da quel Giancarlo Antognoni che non è voluto mancare. E poi tanti protagonisti di quegli anni sessanata-settanta quando l’estate si accendeva in notturna con il famoso torneo cittadino: agonismo puro, tecnica, il campanile dei rioni che talvolta sfociava anche oltre le reti di recinzione. Erano le sfide con quel mattocchio di Gianfranco Milletti in porta, del rude Pino Roma in difesa, della classe del «Pennello» Dominici e di Luciano Ghirga. Tanti protagonisti di un calcio andato, ma che ieri hanno rivissuto gli anni di una sana giovinezza

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