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Le mani della camorra su Perugia

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Sequestrati trecento appartamenti. Ci sarebbero emissari del clan dei Casalesi tra le persone finite nel mirino. Sigilli anche ad auto di lusso

Guardia di Finanza

Perugia, 14 settembre 2011 - Ha confermato ''la vocazione imprenditoriale'' del clan dei Casalesi l'operazione congiunta dei carabinieri del Ros e del Gico della Guardia di finanza che stamani hanno eseguito 16 arresti in diverse regioni italiane. Lo ha spiegato il generale Mario Parente, vicecomandante del Ros, nel corso della conferenza stampa, alla quale ha partecipato anche il comandante regionale delle Fiamme gialle, generale Fabrizio Cuneo. Nel corso dell'incontro sono stati illustrati i risultati dell'indagine. L'intervento ha riguardato le province di Perugia, Caserta, Ancona, Firenze, Padova e Pesaro.

E' stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del capoluogo umbro su richiesta della locale direzione distrettuale antimafia. Impegnati i carabinieri del Ros di Perugia e il Gico della guardia di finanza di Perugia e Firenze. A carico degli arrestati sono stati ipotizzati i reati di truffa aggravata, riciclaggio, bancarotta fraudolenta, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, con l'aggravante del metodo mafioso.

Alcuni degli arrestati sono infatti ritenuti dagli investigatori vicini al gruppo camorristico di Villa Literno. Nell'ambito dell'indagine la guardia di finanza di Perugia e di Firenze ha sequestro beni mobili ed immobili per un valore stimato di oltre 100 milioni di euro ritenuti riconducibili alla presunta organizzazione. L'operazione, denominata ''Apogeo'', ha riguardato una presunta associazione per delinquere con base operativa a Perugia ed operante in Umbria, Toscana e Marche, nonche' in altre zone del territorio nazionale.

Diretta - ritengono gli inquirenti - da soggetti di origine campana residenti nel capoluogo umbro e risultati in collegamento con alcuni esponenti del clan camorristico dei casalesi. In particolare dall'indagine e' emerso l'investimento nel circuito economico di ''ingenti capitali'' ritenuti di provenienza illecita, mediante la creazione dell'acquisizione di societa' operanti nel settore alberghiero, della ristorazione e dell'edilizia, molte delle quali - e' stato spiegato - con sede inesistente o fittiziamente collocata all'estero ed operanti mediante prestanome.

Accertata inoltre l'acquisizione di attivita' imprenditoriali in difficolta' finanziarie che, una volta svuotate dalla loro sostanza economica venivano utilizzate - ha stato spiegato - per il compimento di sistematiche truffe in danno di fornitori, false fatturazioni per operazioni inesistenti e distrazioni di capitale, fino a condurle al fallimento. Il generale Parente ha spiegato che dall'indagine sono emersi personaggi (5 o 6 quelli ritenuti centrali) risultati gia' inquisiti in passato, ed e' stato documentato uno ''stretto raccordo'' con personaggi del clan dei Casalesi.

Ci sono anche 320 immobili e 18 societa', nonche' 200 conti correnti in 53 istituti bancari, tra i beni sequestrati nel corso dell'operazione. In particolare l'operazione ha portato al sequestro di 144 veicoli, tra cui molte auto di grossa cilindrata e due natanti, ma anche di un cavallo da trotto. In particolare a Perugia sono stati apposti sigilli a 300 appartamenti e a due alberghi. Il gen. Cuneo ha parlato di una ''bellissima operazione, che ha visto lavorare insieme carabinieri e guardia di finanza, in particolare il Gico e di Perugia e quello di Firenze''. Ha inoltre sottolineato
l'importanza dell'indagine ''per la tutela del territorio dal rischio di infiltrazioni da parte della criminalita' organizzata''.
Riguardo in particolare all'Umbria, il gen. Cuneo l'ha definita ''potenzialmente a rischio''. ''I dati che abbiamo pero' - ha concluso il comandante della gdf - evidenziano che non siamo certo all'assalto alla carovana''.

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