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"Narducci era terrorizzato,
volevano ucciderlo"

Per molti sono gli ‘omicidi collaterali’ del mostro di Firenze. Quelle cinque morti inspiegabili e irrisolte - tra cui proprio quella di Francesco Narducci - che si vanno ad aggiungere ai delitti delle coppiette: otto per sedici giovani vite spezzate tra il 1968 e il 1985 (anno in cui anche Narducci fu ‘inghiottito’ dal lago o dal mostro)

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Perugia, L'udienza per il processo Narducci (Crocchioni)

Perugia, 7 aprile 2010 - Ed è da lì che occorre ripartire che tentare di costruire il difficile puzzle che ruota attorno al o ai ‘mostri’: troppe tessere mancanti, troppi ‘buchi’ che sembrano dover restare tali, troppi gli anni trascorsi. Così ieri mattina, a sorpresa, il pubblico ministero Giuliano Mignini - titolare dell’inchiesta sulla morte per omicidio del medico umbro -, prima di iniziare la lunga e complessa requisitoria nel processo ai 21 imputati che, a vario titolo, avrebbero ‘coperto’ il delitto di Narducci, organizzando la messinscena del doppio cadavere, ha depositato un nuovo verbale di "spontanee dichiarazioni" di Luciano Malatesta.

 

Un verbale zeppo di ‘omissis’ nel quale, in sostanza, il testimone dell’ultim’ora (si è presentato in procura il 26 marzo 2010) racconta di aver conosciuto Narducci e, tramite una donna (nel verbale non compare il nome ma potrebbe anche essere la madre o la sorella, ndr), di aver raccolto da lui una confidenza agghiacciante: "... mi informò terrorizzato che c’era... assassini che voleva ucciderlo".

 

E ancora: "Aggiungo che quando vi era il processo al farmacista Calamdrei (imputato quale mandante dei duplici delitti e poi assolto, ndr) e apparivano con frequenza le notizie di indagini sul caso Narducci, io ho avuto dei colloqui con (omissis), dopo aver tentato di fare pressioni su di me perché non parlassi...".

 

Luciano si porta dietro un cognome scomodo e maledetto. Figlio di Maria Antonietta Sperduto - già indicata come l’amante di Pietro Pacciani - e di Renato Malatesta, morto impiccato nel 1980, ma con i piedi che toccavano terra (negli anni scorsi le indagini vennero riaperte, per omicidio dopo la riesumazione del cadavere, ndr), e fratello di quella Milva Malatesta morta bruciata in auto nel ’93 con il figioletto Mirco, appena tre anni. Un testimone innocente.

 

Milva, secondo alcuni, sarebbe stata per un periodo la donna del sardo Francesco Vinci, uno dei primi indagati nell’inchiesta sul Mostro. Anche lui ebbe la stessa sorte con il suo servo pastore: incaprettati e bruciati.
Altri - tra cui la prostituta Gabriella Ghiribelli - avevano testimoniato che Milva partecipava ai festini del mago Indovino in quella casa colonica frequentata anche da Pacciani, dal postino Mario Vanni e probabilmente dallo stesso Vinci.

 

Il verbale dell’unico Malatesta sopravvissuto alla maledizione del ‘mostro’ inizia così: "A proposito di questa (omissis) ricordo che un giorno, mi pare fosse mattina, del 1980, prima che morisse mio padre, io mi trovavo con lei a Sambuca Val di Pesa (omissis) ed eravamo appena saliti in macchina per andare a Firenze, quando ad un certo punto sopraggiunse un’auto di colore chiaro a bordo del quale c’era un giovane piuttosto distinto che era il medico perugino Francesco Narducci".

 

Malatesta riconosce il giovane gastronenterologo nella foto mostrata dal pubblico ministero: "... è il quinto da destra, col vestito scuro e il fiore all’occhiello...". Alla fine di un verbale di appena due pagine il testimone aggiunge anche che la madre "ha lavorato presso l’industria dolciaria Spagnoli di Sambuca Val Di Pesa che produceva un cornetto con dentro della marmellata, che si chiamava Fruttosello".

Erika Pontini


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