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"Non sono scappato,
volevo stare solo"

"Non sono scappato, avevo soltanto bisogno di stare da solo e riflettere un po’, lontano da tutti". E’ finito in un piccolo tratto di bosco, tra Deruta e Casalina, il giallo intorno alla scomparsa di Umberto Bindella

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Perugia, Il ritrovamento di Umberto Bindella (Crocchioni)
Perugia, Il ritrovamento di Umberto Bindella (Crocchioni)

Deruta, 1 marzo 2010 - Del ragazzo di 31 anni accusato dell’omicidio della studentessa Sonia Marra (scomparsa dal novembre 2006, quando aveva 25 anni) si erano perse le tracce venerdì sera; ieri i carabinieri della Compagnia di Deruta l’hanno rintracciato non lontano dal santuario della Madonna dei Bagni, da cui pare non essersi mai mosso nell’arco di tempo intercorso tra l’allontanamento da casa e il ritrovamento. Scosso, nervoso a tal punto da aggredire un fotografo, ma vivo; nascosto in un piccolo boschetto ai bordi della superstrada all’interno della sua Honda Jazz, finita accidentalmente in un fossato.

 

Scongiurata, quindi, l’eventualità di un tragico ed estremo gesto: "La mia famiglia sa che non potrei mai fare una cosa del genere", ha detto lo stesso Bindella riferendosi all’ipotesi del suicidio che pure era circolata subito dopo il suo allontanamento. L’arrivo delle forze dell’ordine, dei genitori, della sorella e del cognato è servito a calmare il ragazzo, che si è poi sfogato ai microfoni della stampa: «Il sistema fa schifo - ha detto - e questa vicenda mi sta rovinando la vita. Io non ho paura del processo, ho paura del sistema; nonostante tutto spero ancora nella giustizia, sono pronto a difendere il mio onore e a dimostrare la mia innocenza".

 

Maglione bordeaux, blue jeans e scarpe nere, Bindella si è lasciato andare ed ha manifestato intensamente il suo stato d’animo: "Mi stanno privando della libertà, della dignità, del lavoro e di tutto quanto. Tutta questa vicenda mi impedirà di vivere gli anni tra i 30 e i 40; e una volta che tutte le accuse a mio carico saranno cadute, nessuno potrà restituirmi quello che mi è stato tolto. Io sono innocente, lo ribadisco, ma il sistema la pensa diversamente: ho chiarito la mia posizione, ho dato tutte le spiegazioni, tutte quelle che che mi sono state chieste. Non mi sento un capro espiatorio, al massimo una vittima: le indagini stanno andando tutte in una direzione, si cerca in ogni modo di trovare in me un colpevole, senza esaminare altre ipotesi".

 

Bindella parla apertamente di "ottusità" della magistratura, mentre la madre gli tiene una mano sulla spalla e sembra quasi sorreggere questo omone alto una spanna più di lei: "Io credo in lui - dichiara la donna con gli occhi densi di emozione e comprensibile preoccupazione - perché è un ragazzo buono. Aveva bisogno di riflettere e probabilmente poteva farlo diversamente; ha fatto una stupidaggine, ma questo allontanamento non significa niente di per sé". A ripescare l’auto di Bindella arriva il carro attrezzi, una piccola folla si raduna sul ciglio della strada: il ragazzo che voleva riflettere in solitudine si ritrova così ancora con tanti occhi puntati addosso. 

Luca Vagnetti


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