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Vicenda-Narducci, l'imputato
al pm: "Deve astenersi"

Una memoria difensiva che si è trasfomata in un atto d’accusa contro il pubblico ministero Giuliano Mignini del quale ha chiesto l’astensione. L’avvocato-imputato Alfredo Brizioli, tra i 22 sotto accusa davanti al gup Paolo Micheli, per la vicenda del cosidetto "doppio-cadavere" di Francesco Narducci, non ha rinunciato alla polemica sulla posizione del magistrato che lo accusa

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Perugia, Il pontile dove venne adiagiato il cadavere di un uomo, ritenuto essere quello di Narducci (Crocchioni)

Perugia, 23 febbraio 2010 - L'avvocato-imputato, chiede, alla luce del procedimento fiorentino, terminato con l’assoluzione di Mignini dall’ipotesi di aver svolto ‘indagini parallele’ e con la condanna per gli accertamenti condotti su giornalisti e funzionari del Viminale, che il pm si astenga.

 

E’ stato il giudice Micheli a rendere nota l’istanza in udienza - ieri mattina - sottolineando di non aver alcun potere in merito alle determinazioni dell’ufficio della procura, di aver un mero ruolo di ‘registratore’ in merito, chiedendo ai legali degli altri imputati se avessero qualcosa da dire sull’argomento, ora o mai più, perché alla prossima udienza - quando la discussione entrerà nel vivo - non accetterà alcun intervento in materia e tantomeno "intemperanze".

 

Tutto scritto e messo a verbale. Nessuno dei legali ha parlato. Il pm Mignini non ha in alcun modo replicato: basta la sua presenza in aula a dimostrare che non ritiene che sussista alcuna causa di astensione nella discussione di un’inchiesta, da lui avviata quasi dieci anni fa, e della quale ha seguito tutte le tappe.

 

Si doveva iniziare la requisitoria dell’ufficio della procura che ritiene Narducci morto per omicidio (ma l’inchiesta su presunti mandanti ed esecutori è stata archiviata su richiesta dello stesso pm) ma gli impegni del giudice Micheli - divenuto titolare a decidere sulla nuova ordinanza di custodia cautelare per i ‘Grandi eventi’ - hanno fatto slittare tutto al 6 aprile. Quel giorno la parola andrà al pm che chiederà il rinvio a giudizio di parenti e personaggi istituzionali a vario titolo coinvolti - secondo la versione accusatoria - nello scambio del cadavere di Francesco Narducci con quello di un altro uomo ripescato al lago Trasimeno l’8 ottobre del 1985.

 

Parlerà poi l’avvocato Francesco Crisi, difensore di parte civile per la vedova di Narducci, Francesca Spagnoli e a seguire tutti i legali degli imputati (Francesco Falcinelli, Luciano Ghirga, Gianni Spina, David Zaganelli, Maria Mezzasoma, David Brunelli and Fernando Mucci, Ubaldo Minelli e Marco Baldassarri). La novità della prossima udienza potrebbe essere la rinuncia da parte di alcuni degli imputati all’eventuale prescrizione maturata.

 

In quel caso il giudice Micheli dovrà pronunciarsi nel merito delle accuse mosse dalla procura che ipotizza collegamenti tra la fine del medico e l’inchiesta ‘ter’ sul mostro, quella sui mandanti dei killer delle coppiette.
In primavera quindi il giallo sulla fine del noto gastronenterologo umbro registrerà la prima verità giudiziaria dopo anni di indagini, veleni e polemiche.

Erika Pontini










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