Il pm: Bindella deve tornare
dietro le sbarre
Era nell’aria ed è accaduto: il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini vuole Umberto Bindella dietro le sbarre e ha presentato appello contro il provvedimento del giudice Paolo Micheli che ha deciso di rimettere in libertà l’unico indagato dell’omicidio di Sonia Marra perché, a suo avviso, sono venuti meno i gravi indizi di colpevolezza che consentono l'applicazione di una misura cautelare
Perugia, 16 febbraio 2010 - "...Il salto di qualità nella consistenza e gravità degli indizi era stato dato, come sopra evidenziato, proprio dalla constatazione che egli (Bindella ndr) si fosse lasciato andare a simili ammissioni (all’amico poliziotto quando avrebbe detto ‘ho combinato un casino’ ndr) quando ancora non avrebbe dovuto sapere alcunché della scomparsa di Sonia Marra - aveva scritto tra l’altro il giudice -. Ne deriva che ad oggi gli indizi hanno perso quell’ulteriore ma essenziale elemento".
Sarà ora il tribunale del Riesame di Perugia - presieduto dalla dottoressa Nicla Flavia Restivo - a decidere se il trentenne di Marsciano deve tornare in cella oppure se le indagini della procura proseguiranno ma con Bindella a piede libero. Il collegio dovrebbe decidere entro venti giorni.
"Rimangono le perplessità su molte delle dichiarazioni dell’indagato - è ancora il parere del gip Micheli -, che probabilmente ha mentito con riguardo ad alcuni dei profili sopra evidenziati, sia a proposito dei rapporti con la ragazza che a proposito del (amico-finanziere ndr) Galluccio (con il cui contributo, testimone o coimputato che sia, è lecito immaginare si possa pervenire a risultati concreti); rimane la deposizione della teste (la bambina ndr), che ha una valenza indiziaria importante ma ex se non sufficiente per mantenere la restrizione della libertà personale del Bindella.
E’ ragionevole ritenere che, in base a quanto raccolto, egli dovrà sostenere un processo; ma la legge impone che, allo stato, egli vi assista in stato di libertà; anche l’ipotesi di risolvere il contrasto fra le possibili ricostruzioni della telefonata con (la’mico poliziotto ndr) attraverso un confronto tra quest’ultimo e lo stesso indagato non legittima il perdurare di misure cautelari, sussistendo quanto meno una situazione di dubbio che i principi generali dell’ordinamento vincolano questo Giudice a risolvere in senso favorevole al prevenuto, al quale deve essere consentito di partecipare a quella o ad altre attività processuali libero nella persona".
Umberto Bindella era stato indagato nelle settimane scorse dopo tre anni di indagini fitte sulla scomparsa della studentessa di Specchia. Il 18 gennaio il giudice Paolo Micheli, accogliendo l’impostazione della procura, aveva emesso la misura di cautelare in carcere contro l’ex Forestale accusato di omicidio volontario, occultamento di cadavere e furto dei due cellulari di Sonia.
Dopo 19 anni giorni in cella e in seguito ad un’istanza della difesa - Daniela Paccoi e Silvia Egidi - il giudice Micheli era tornato sulle proprie convinzioni e aveva deciso di scarcerare l’indagato.Il pm però non è convinto di quella motivazione e in cinque pagine spiega al Riesame perché il trentenne di Marsciano deve tornare dietro le sbarre.
Erika Pontini
