Le reazioni della stampa tedesca. Chi si trova a giudicare i film al festival internazionale dei cinema di Berlino, detto anche Berlinale, prende decisioni secondo criteri diversi da quelli dei critici
Berlino, 20 febbraio 2012 - Vittorio e Paolo Taviani, vincitori dell’Orso d’oro al 62° festival di Berlino con “Cesare deve morire” non sono proprio piaciuti ai giornalisti che bocciano la scelta della giuria, ritenuta conservatrice e ingiusta. Chi si trova a giudicare i film al festival internazionale dei cinema di Berlino, detto anche Berlinale, prende decisioni secondo criteri diversi da quelli dei critici.
Nella giuria infatti – spiega Der Spiegel on line – ci sono artisti, film-maker che passano in rassegna i lavori dei colleghi. Sul sito dell’autorevole settimanale tedesco, si legge inoltre che l’edizione della kermesse cinematografica di quest’anno aveva tutto quel che si può chiedere a un evento di questo tipo: in gara c’erano film forti, con grande carica politica e realizzati da produttori giovani e impegnati. Berlino, per una volta, avrebbe potuto reggere il confronto con Venezia e Cannes, ma quest’occasione, almeno per quest’anno, è andata perduta. Peccato però, conclude il giornalista tedesco poi, che la giuria diretta da Mike Leigh abbia fatto una scelta così tradizionalista su chi premiare.
Sullo Stern.de invece, sotto il paragrafo Dislike (non mi piace), segue proprio il conferimento del premio ai fratelli di San Miniato. L’unico modo per spiegare tale scelta, secondo la testata, è leggerla come un premio alla carriera dei due maestri. Tuttavia si fa strada un dubbio: che sia stata la grande amicizia dei due italiani con il presidente della giuria, Mike Leigh, ad aver condizionato il conferimento del premio? E in questo periodo si potrebbe parlare di wulffismo, patologia derivata proprio dal caso dell’ormai ex presidente della Repubblica Federale Tedesca, dimessosi venerdì scorso perché travolto dagli scandali e dalla magistratura della madrepatria. Il lavoro cinematografico italiano non avrebbe convinto dal punto di vista artistico né il pubblico né la stampa. Gelido anche il commento sulle colonne del Suddeutsche Zeitung che non fa mancare un articolo in merito e prova a motivare il verdetto della giuria come scelta sentimentale e dovuta alla correttezza politica. La decisione della giuria ha stupito anche perché, rispetto allo scorso, non mancava la scelta tra le opere cinematografiche e invece di sbizzarrirsi tra le nuove promesse, si è preferito guardare indietro.