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Spacciatore e clandestino, ecco il killer di Ilaria

Gli amici della ragazza gli gridano: "Assassino, assassino"

LIVORNO Svolta nel delitto di Castagneto Carducci. A casa del senegalese il cellulare della vittima

dall’inviato Stefano Cecchi

Il luogo del ritrovamento del cadavere
Strangolata a diciannove anni e ritrovata in un uliveto

 

Castagneto Carducci (Livorno), 4 maggio 2013 -  E’ USCITO dalla caserma dei carabinieri di Donoratico con la faccia strafottente di chi non ha niente di cui chiedere scusa al mondo. E per ribadirlo, prima che la gazzella lo trasferisse in carcere a Livorno, ha sputato in faccia ai fotografi che lo stavano riprendendo. Bravo. Chissà quale abisso di orrore passa nella testa degli assassini. Perché, se le accuse verranno confermate, Ablaye Ndoje, senegalese irregolare di 34 anni, è un assassino barbaro. L’uomo che la sera del 1° maggio scorso ha strozzato la diciannovenne Ilaria Leone, colpevole probabilmente di non aver ceduto alle sue avances.


I carabinieri lo hanno fermato ieri mattina a Donoratico dopo una notte di ricerche. E dentro la sua abitazione hanno trovato la prova che lo inchioda con poche possibilità di errore, ovvero il telefonino di Ilaria sparito dalla scena del delitto. Era dentro uno zaino rosso nascosto nel giardino della casa dove il senegalese viveva insieme ad alcuni connazionali. Ablaye può sputare a chi vuole, mostrare anche al mondo la sua strafottenza, ma i particolari che lo accusano di aver strozzato barbaramente una ragazza di 19 anni sembrano davvero senza via d’uscita, come ha fatto capire ieri il procuratore capo di Livorno, Francesco De Leo.
SULLE SUE TRACCE i carabinieri si erano messi già da ieri pomeriggio. Da quando, più esattamente, un’amica aveva raccontato che Ilaria, dopo essere uscita dal lavoro e aver fumato con lei una sigaretta nel centro di Castagneto, aveva telefonato a Ablaye. Il senegalese, un irregolare con già un provvedimento di espulsione non rispettato sulle spalle, era infatti conosciuto da quel gruppo di ragazzi. «Usciva a volte con noi e Ilaria lo considerava un amico», dicono ora.
Forse parlare di amicizia è una fuga in avanti, visto che in realtà Ablaye fra i mille espedienti per guadagnarsi da vivere, spacciava anche droghe leggere. Droghe delle quali Ilaria probabilmente era consumatrice saltuaria. Quella telefonata alle 22,30 della notte dopo una giornata di lavoro, era dunque per concordare un acquisto di hascisch? Chissà.


L’UNICA COSA CERTA è che Ilaria si è incamminata fuori dal paese per incontrarsi con Ablaye. Il resto per ora sono solo ipotesi. La più probabile è che nel tragitto, complice il buio della campagna maremmana, Ablaye abbia tentato un approccio con la ragazza. E che lei lo abbia respinto, provocando la dura reazione dell’immigrato: sul cadavere sono stati trovati ematomi nella zona pubica che farebbero appunto pensare a un tentativo di violenza non consumata.


La lite mortale, con ogni probabilità, sarebbe comunque avvenuta proprio sulla strada sterrata che i due stavano percorrendo assieme. Una lite furibonda, senza pietà, resa più bestiale dall’effetto della droga: sul collo della ragazza i segni dell’aggressione a mani nude non lasciano dubbi sulla violenza del gesto. La vita di Ilaria se n’è andata così, futilmente, in un senso d’orrore senza tempo che da sempre accompagna il gesto vigliacco della violenza sulle donne.
Resosi comunque conto della mattanza compiuta, l’assassino ha poi trascinato il corpo della sua vittima nell’uliveta accanto alla strada, dove poi sarebbe stato ritrovato al mattino. Non senza aver prima preso il telefonino e i documenti di Ilaria per ritardarne l’identificazione e guadagnare così tempo per la fuga. Tutto inutile, visto che i carabinieri erano già stati messi sulle sue tracce dagli amici.


COSÌ IERI MATTINA il cerchio si è stretto intorno a Ablaye, un violento che da queste parti si era già fatto notare per risse e lo sfascio di un locale. Saranno ora le analisi sulle tracce biologiche ritrovate sul cadavere di Ilaria a dire con certezza se lui è l’assassino, ma qui tutti oramai hanno pochi dubbi.
Così quando ieri, poco dopo le 12, è uscito dalla caserma dei carabinieri per correre verso il suo futuro di carcere, un’amica di Ilaria gli si è fatta incontro: «Assassino, lo sapevo che eri stato te, lo sapevo... te che facevi tanto il buono con lei... bastardo....», gli ha gridato prima di correre via singhiozzando. Ma oramai nemmeno quelle lacrime potevano far breccia nel mondo senza luce e senza misericordia di Ablaye. Strafottente, vigliacco, sciagurato.

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