Questo il probabile movente per la morte di Manzuoli. Una prostituta disse ai suoi protettori che custodiva i soldi della ditta
Prato, 9 febbraio 2012 - UNA GIORNATA concitata quella trascorsa ieri alla caserma dei carabinieri di Prato. Sono stati ascoltati due dei quattro rumeni fermati per l’omicidio di Andrea Manzuoli, avvenuto la notte di Capodanno all’interno della ex Cartotecnica Beusi al Macrolotto dove l’uomo lavorava come operaio da diverso tempo.
Ex clochard, Manzuoli viveva in una roulotte all’interno del piazzale della ditta. «Aveva cambiato vita», «era una persona onesta», lo avevano ricordato i colleghi della Cartotecnica subito dopo il ritrovamento del corpo. Un omicidio efferato: Manzuoli fu picchiato, torturato e «finito» a bastonate in testa.
Sembra, però, che non si sia trattato né di un regolamento di conti, né di una questione sentimentale, né tantomeno di una questione di debiti come inizialmente ipotizzato. Anzi. Manzuoli sarebbe stato ucciso da una banda di romeni che volevano rubare all’interno della ditta. Ubriachi, dopo aver trascorso la serata di Capodanno a una festa, lo hanno ucciso senza pietà perché alla Cartotecnica non hanno trovato nulla da rubare, a parte due computer. Questo il probabile movente che gli investigatori, i carabinieri del Nucleo Investigativo, guidati dal capitano Stefano Verlengia e il pm Roberta Pieri, stanno seguendo.
NELLA NOTTE tra domenica e lunedì, i carabinieri hanno fermato Antonio Peluso, pratese di 35 anni, clochard che frequenta la zona della stazione. Vive da tempo in una casa abbandonata e gravita intorno a via Firenze. E’ un senzatetto conosciuto a Prato con svariati precedenti per furto d’auto. Le rubava per dormirci dentro. Gli investigatori sarebbero risaliti a lui proprio grazie ai due computer rubati alla Cartotecnica e ritrovati dai carabinieri. Sarebbe stato il senzatetto a rivenderli.
Il giudice ha confermato l’arresto per Antonio Peluso, difeso dall’avvocato Gabriele Terranova. Sarebbe stato lui a fare i nomi degli altri quattro precisando che il suo ruolo sarebbe stato quello di autista e palo.
Sono stati fermati ieri mattina dai carabinieri: Virgil Vasile Puscasu, 26 anni, la sorella Ekaterina Puscasu, Sander Varoj, Isofache Zamfirel (difesi dagli avvocati Luca Ancona, Fabio Fattorini, Rossano Nardi, Oriana Ottanelli). Gli ultimi due saranno interrogati questa mattina. Resta, ovviamente, da chiarire la posizione dei quattro romeni e il loro coinvolgimento nella rapina finita in omicidio.
SAREBBE stata una prostituta rumena, dopo aver passato una notte con Manzuoli, a segnalare alla banda, tra cui il fratello, che l’operaio aveva la chiavi della ditta dove c’erano oggetti di valore e soldi. Manzuoli la pagò regolarmente tirando fuori i soldi da una mazzetta in contanti. la ragazza, forse, pensò che l’uomo avesse libero accesso ai soldi della ditta. Ma così non era. Quando la banda si è recata alla Cartotecnica per il colpo, ha massacrato Manzuoli. I rumeni, però, si sono resi conto che all’interno della Beusi c’era poco e nulla di valore a quel punto — forse anche perché ubriachi — l’hanno massacrato senza nessuna pietà. Un colpo che, probabilmente, è scivolato di mano agli stessi aguzzini di Manzuoli.
Saranno gli investigatori, che si sono trincerati dietro al consueto e totale silenzio, a chiarire l’esatta dinamica e il reale coivolgimento dei quattro uomini e della donna fermati in queste ore.
LAURA NATOLI