Siena, 29 settembre 2015 - Terremoto nel Pd senese. Niccolò Gucciardini ha lasciato ieri pomeriggio la guida del partito presentando le sue dimissioni irrevocabili da segretario alla direzione provinciale. Un gesto in qualche modo atteso, ma che al tempo stesso certifica la crisi involutiva in cui il partito si dibatte da un po’ di tempo a questa parte.

"Magari non saranno molto di moda – spiega l’ormai ex segretario – ma le dimissioni sono in questo momento la scelta più giusta da fare. Per me la politica è sempre stata una questione di passione e di impegno; perciò dal momento in cui mi sono resto conto che non riuscivo più a fare il segretario come avrei voluto e a tenere insieme la maggioranza del partito, ho preso la decisione. C’era il rischio che non fossi più io a cambiare certe situazioni, ma le situazioni a cambiare me: meglio lasciare".

In modo irrevocabile, appunto. Quella di ieri è stata pertanto solo una presa d’atto formale da parte della direzione Pd delle intenzioni di Guicciardini. A questo punto sarà l’assemblea provinciale (presieduta da Silvana Micheli) a decidere se aprire una fase congressuale – con due anni di anticipo rispetto alla scadenza naturale – oppure se votare al suo interno il nuovo segretario. Inutile dire di come la grandi manovre siano già iniziate – anzi fossero iniziate già ben prima delle dimissioni di ieri – con le vecchie e nuove componenti del partito pronte alla sfida per conquistare la segreteria.

Nel frattempo Guicciardini ricorda come nei suoi tre anni e mezzo da segretario «il partito abbia affrontato una delle fase più difficili della sua storia. Riuscendo – spiega – da una parte a risolvere il problema dei conti e dall’altra a restare unito nonostante la fase complicata della quale, peraltro, era in qualche modo anche responsabile. Eppure, il contraccolpo non c’è quasi stato: perché dal 41 per cento subito dopo lo scandalo-Mps, siamo tornati a oltre il 60 del Europee 2014, grazie anche all’effetto-Renzi, e al 54,5 alle ultime regionali. Per non dire di come Siena sia una dei pochi capoluoghi di provincia in Toscana ad aver mantenuto una guida Pd. Insomma – chiude Guicciardini – di lavoro ne abbiamo fatto e i risultati ci sono stati. Eppure siamo al punto in cui mi sono accorte che era impossibile me, portare ulteriormente avanti il percorso di cambiamento e che, anzi, il partito era sempre più avvitato sulle dinamiche interne invece che quelle esterne».

Le dimissioni di Guicciardini mettono adesso i vari blocchi del Pd nelle condizioni ideale per contarsi per l’ennesima volta e di stabilire i nuovi rapporti di forza. Sempre che, ovviamente, il tesseramento in questi ultimi tre mesi dell’anno subisca la stessa accelerata dello scorso anno, quando quasi il 90 per cento delle tessere furono fatte in questo periodo. Di numeri ufficiali non ce ne sono, ma quelli ufficiosi parlano per il momento di un’adesione scarsissima al Pd.

Non è solo una questione di immagine, perché il tesseramento è vitale per un partito. Lo sa bene lo stesso Gucciardini che si è congedato ieri dalla direzione provinciale proprio sollecitando tutti su questo tasto. Lui per primo, comunque, si impegnerà perché, al di là dei ruoli, il partito non lo lascia e, anzi, per certi versi l’assenza di ruoli e di incombenze, potrà darli nuovi stimoli nel fare politica.