Siena, 6 dicembre 2016 - Per salvare il Monte dei Paschi serviranno gli aiuti di Stato. La Bce non ha concesso ulteriori proroghe al piano di salvataggio messo a punto dall'ad della banca, Marco Morelli. Visto l'esito del referendum e considerato che la vittoria del No avrebbe allontanato gli anchor investor e reso difficile, per non dire impossibile, l'aumento di capitale da 4 miliardi di euro, la banca senese aveva chiesto altro tempo. Inizialmente si era parlato di qualche giorno, poi addirittura di una proroga fino al marzo prossimo. Ma oggi, martedì, durante l'incontro a Francoforte fra i tecnici della Bce e i vertici di Mps, l'ad Marco Morelli e il cfo Francesco Mele, è emersa la necessità di chiudere l'operazione di salvataggio entro il 2016.

A questo punto sembra inevitabile un intervento dello Stato di cui, peraltro, si parla ormai da mesi. L'alternativa sarebbe quella di lasciare la banca verso il proprio destino e quindi il bail-in con pesanti ripercussioni sull'intero sistema bancario italiano e anche europeo. L'intervento del governo potrebbe realizzarsi attraverso una ricapitalizzione precauzionale da attuare con varie forme, fra cui l'acquisto di obbligazioni da convertire in nuove azioni, il tutto restando nelle norme Ue e senza configurarsi come aiuto di Stato. Un prezzo da pagare ci sarebbe, però, per gli obbligazionisti che, secondo il principio del burden sharing avranno una parte di bond convertiti in azioni.

Una decisione ancora non è stata presa e probabilmente gli ultimi nodi verranno sciolti domani, mercoledì, quando a Milano è convocato il cda della banca senese. Sebbebe, a quanto si apprende. il provvedimento del governo sarebbe già pronto sotto forma di decreto legge.