Siena, 15 aprile 2017 - Per anni è stato lì, quasi ingombrante, con tutta la sua maestosa imponenza a pesare sulle coscienze dei senesi. Il Santa Maria della Scala sembrava destinato a diventare un nuovo ‘Facciatone’, simbolo del colossale fallimento di un piccola città che voleva farsi capitale. E il rammarico di non avercela fatta – negli anni d’oro – a trasformare l’ex spedale in un Beaubourg alla senese rischiava di diventare un macigno col quale fare i conti tutti i giorni.

Invece no, per fortuna non è andata così. Oggi il Santa Maria della Scala è un operoso via vai, turisti che si affacciano curiosi, gente che s’attarda al caffé, dipendenti indaffarati; un brulicare di vita che restituisce dignità al luogo e speranza alla città.

Buona parte del merito va a Daniele Pitteri, un capatosta napoletano che un anno e mezzo mise per la prima volta piede in piazza Duomo e, superato lo shock iniziale, decise che almeno ci avrebbe provato. «Sì, shock – conferma – quanto ci rendemmo che i senesi credevano di aver un museo e invece il Santa Maria non ne aveva neanche i requisiti minimi».

Quindici mesi dopo siamo buon punto, ma ancora c’è molto da fare. Gran parte degli interventi sulla sicurezza è stato completato, sono in là i lavori per palazzo Squarcialupi, va avanti il dialogo con il ministero per il trasferimento delle opere oggi alla Pinacoteca e, soprattutto, funziona davvero la partnership con il gestore privato, l’associazione di imprese capitanate dal gruppo Opera Civita.

«Squarcialupi sarà pronto a settembre – riassume Pitteri – e riaprirà in occasione del forum internazionale delle città Unesco, poi il 12 o il 19 ottobre vi sarà inaugurata la grande mostra su Lorenzetti. C’è ancora una riflessione su come utilizzarlo nel futuro, ma l’idea potrebbe essere di destinarlo assieme al quarto livello del Santa Maria a mostre e attività estemporanee, come convegni e incontri».

Positivo anche l’impatto della nuova biglietteria unica. «Sta iniziando a dare i suoi frutti – spiega il direttore – Dopo Pasqua faremo una prima verifica reale sui numeri, ma si può già vedere un trend di crescita importante, di circa il 40 per cento».

Mentre un effetto benefico su tutto il complesso lo ha senz’altro dato l’ingresso a titolo effettivo del gruppo Opera Civita come gestore privato. «Basterà dire – conferma Pitteri – che da qui al 2021, anno di scadenza del bando, sul Santa Maria saranno investiti 21 milioni di euro, di cui 9 dai privati, 8 dall’amministrazione e 4 da soggetti terzi».

Resta infine il nodo del fondo Briganti, reso per qualche tempo inaccesibile per lavori. «Anche qui c’è un ragionamento da fare – chiarisce Pitteri – o lo portiamo alla biblioteca civica dove avrebbe un senso o lo teniamo qua al Santa Maria, ma in condizioni di piena fruibilità. Una decisione non è stata presa e prima che accada bisognerà comunque procedere alla sua completa digitalizzazione, soprattutto dell’ernome apparato fotografico». Insomma, il grosso fatto, ma come si vede il Santa Maria apre una sfida dietro l’altra. L’importante è essere ripartiti.