Colle Val d'Elsa, 14 febbraio 2017 - «To Mr Donald Trump, President of the United States of America, Withe House, Washington, Usa». E’ l’indirizzo vergato in bella calligrafia su una busta con tanto di affrancatura di posta aerea, che è partita la settimana scorsa da Colle per gli Stati Uniti. Mittente il presidente della Colligiana Massimo Rugi, che ha preso carta e penna e ha scritto al nuovo presidente americano una lettera in cui, tra il serio e il faceto, gli dice francamente il suo pensiero su muri e decreti antimmigrazione.

Lo fa da "collega", e dice: «Caro Donald, scusa se ti scrivo, ma da presidente come te, con qualche anno in più d’esperienza (io sono in carica da sette anni, tu da solo 15 giorni) mi permetto di darti qualche consiglio. Tu, è vero, sei presidente dell’America e io della Colligiana, ma il valore delle cose si misura attraverso la conoscenza e visto che tu della Colligiana non sai niente, non mi puoi valutare. Io sì, perché l’America la conosco bene. Conosci le origini del popolo americano? Te le dico io: sono tutte nell’immigrazione dei popoli. La forza di chi ti ha preceduto è stata la capacità di costruire un popolo con tanti brandelli di popoli. Anche tu non sei un americano originale, non hai la pelle rossa: sai costruire torri, ma anche distruggere ciò che la storia ha costruito. Ho avuto il piacere di partecipare più volte alla maratona di New York, incredibile manifestazione di fratellanza che non passa sotto la tua Torre di Babele».

E ancora: «Caro Donald, nel mio regno non esistono né muri né visti, è aperto a tutti i colori, razze e religioni; da me non si gioca con i soldatini, ma con la palla, che si scambia facilmente tra bianchi, neri, musulmani e cattolici e poi si fa festa tutti insieme. Tu stai facendo un autogol clamoroso, alla Niccolai, per chi si intende di calcio. Ascolta Donald, da presidente a presidente: sai che differenza c’è tra la mia presidenza e la tua? La stessa che c’è fra il mio animo e il tuo. Buona fortuna». Perché Rugi ha preso questa singolare iniziativa? «Siamo ‘colleghi’, no? – afferma ridendo – Ho scritto a Trump perché conosco gli Usa e ho sentito l’impulso di dirgli quello che penso. Non so se leggerà mai la mia lettera, ma dopo averla spedita io mi sento bene. Anzi, meglio. Ho scelto carta, penna e posta perché… vuoi mettere una vera lettera?».