Siena 10 settembre 2017 - OMICIDIO tra le sbarre nel carcere di San Gimignano, in provincia di Siena. Un detenuto rumeno ha ucciso un connazionale al termine di un violento litigio. Lo denuncia in una nota il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, Sappe. «Il fatto che il detenuto omicida fosse seguito dal un gruppo di osservazione multidisciplinare per i casi psichiatrici e di autolesionismo la dice lunga. Questi sono soggetti che non possono stare in un carcere normale ed è stato sbagliato chiudere gli Opg: bisognava riformali, indubbiamente, ma non chiuderli», commenta Donato Capece, segretario generale del Sappe. «Il problema è anche un altro. Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso. I vertici dell’Amministrazione Penitenziaria e del ministero della Giustizia hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali. E al Corpo di Polizia Penitenziaria servono almeno ottomila nuove unità per fronteggiare la costante emergenza carceri, che vede oggi in Italia il nuovo numero record di oltre 57mila 300 detenuti, con celle sovraffollate e tensione `a mille` (come dimostra il grave fatto accaduto a San Gimignano) a tutto discapito del lavoro dei poliziotti penitenziari», aggiunge.