Siena, 7 gennaio 2018 - LA VICENDA delle 500 maestre senesi non laureate che rischiano di perdere il lavoro e di essere escluse dalle graduatorie per l’insegnamento dopo la sentenza del Consiglio di Stato sta creando anche in città un putiferio politico.

«Un altro caso di malgoverno – sostiene Liberi e Uguali – che, perdurando da anni, ha lasciato un vuoto ora riempito da una sentenza del Consiglio di Stato che condanna all’inferno del precariato a vita maestre e maestri che dal 2002 circa insegnano nelle nostre scuole del primo ciclo (infanzia e primaria). Una nuova scure sul tessuto più importante del lavoro del nostro Paese: quello che si occupa dei bambini e dunque dei cittadini del futuro. Sempre la scuola, già, che ora vive un nuovo incubo fatto di diseguaglianza e di lotta fra poveri. Fra maestre che insegnano da oltre 10-15 anni occupando i posti vuoti (ultimi concorsi 1999 e 2014) o facendo supplenze continue per i casi di malattia e gravidanza, e neo-maestre laureate».

«UN ALTRO SCHIAFFO – continua Liberi e Uguali – a chi dedica la propria vita lavorativa alla scuola pubblica, uno schiaffo al lavoro e al principio di uguaglianza. Questa protesta è sacrosanta e ci auguriamo venga ascoltata seriamente dal Ministero ponendo fine a questa inaccettabile ingiustizia per molte migliaia di persone in Italia di cui circa 500 nella nostra Provincia».

ANCHE la Lega di Siena «appoggia con convinzione la protesta dei precari della scuola con diploma magistrale, beffati dalla sentenza emanata lo scorso 20 dicembre dal Consiglio di Stato. Riteniamo che anche i docenti magistrali debbano essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e del resto è quanto ha sostenuto anche lo stesso Consiglio di Stato, che nelle precedenti analoghe sentenze ha dato ragione ai ricorsi presentati dagli insegnanti, mentre nell’ultimo caso si è espresso con parere negativo. Se il 4 marzo saremo chiamati a governare il Paese, il nostro obiettivo è quello di risolvere le questioni pratiche che riguardano la vita delle persone e porre fine alla delega continua di potere ad organi giudiziari nazionali o europei, tanto più che in questo caso sarebbe sufficiente una modifica minima alla legge vigente. Il lavoro sin qui svolto dai docenti in carica, nelle condizioni che tutti conosciamo, va premiato e valorizzato, non punito».