Siena, 13 febbraio 2017 - «Cari segretari... vi scrivo per rimarcare la necessità di definire quanto prima possibile il candidato a sindaco per il nostro partito... Già una volta ho portato all’affermazione il Pd ed il centrosinistra, contro ogni aspettativa, e sono pronto a farlo di nuovo». 
Il mittente è il sindaco Bruno Valentini, a ricevere la lettera nelle ultime ore è stata l’intera filiera dei segretari Pd (il comunale Vigni, il provinciale Valenti, il regionale Parrini, il nazionale Renzi), oltre alla presidente dell’assemblea comunale Anatrini. Nel lungo documento si torna sempre lì, alla ferma intenzione del sindaco di riproporre la propria candidatura, confermando che nessuna alternativa è mai stata concretamente valutata a Palazzo pubblico, né il Parlamento né la Regione. 
Al suo partito Valentini ricorda alcune cose: lo statuto e il regolamento regionale che prevedono le primarie per scegliere le candidature, con una sorta di prelazione per il sindaco uscente; i suoi ripetuti annunci pubblici sulla volontà di ripresentarsi già da gennaio 2017; il ritardo, semmai, del partito nel convocare la consultazione. 

«Sulla base degli Statuti e dei Regolamenti – scrive Valentini – risulterebbe che l’unico candidato del Pd alle amministrative 2018 sarei dunque io, non essendo pervenuta nei termini stabiliti dal regolamento quadro alcuna candidatura alternativa a quella del sindaco uscente ed essendo ormai decorso il periodo dedicato allo svolgimento delle primarie». 
E però, aggiunge subito dopo, «al di là di ogni aspetto formale confermo che sono disponibile a sottopormi alle primarie, sia di partito che di coalizione, in qualsiasi data, come ho avuto modo di affermare sia nelle sedi interne, che pubblicamente». 
Un tema che diventa anche politico: «Fui proprio io a segnalare, pur accettandole, il rischio che le primarie potessero essere «divisive», rispondendo a chi le chiedeva esplicitamente, come il consigliere regionale Scaramelli. Mi parrebbe strano che chi le chiedeva allora potesse invece opporsi adesso», osserva nella lettera Valentini, ricordando anche che «le primarie del 2013 si effettuarono ma non pregiudicarono l’unità del Pd alle elezioni. Molti di coloro che sostennero il candidato a me alternativo, adesso li ritrovo a dirigere il Pd comunale ma oggi come allora, ciò non impedirebbe una leale collaborazione». 

Per questo il sindaco, ricordando che sta già lavorando a una lista civica e al recupero di quelle relazioni politiche «che al momento non hanno risposto positivamente alle proposte di alleanza da parte del Pd», indica la via d’uscita: «Vista la situazione di forte frammentazione del Pd senese e la conflittualità interna, le primarie sono l’unico strumento legittimo ed efficace per individuare il nostro candidato sindaco, naturalmente in presenza di eventuali candidature alternative alla mia». 
Una strada che il segretario Vigni ha ripetuto all’infinito di non voler percorrere. A lui (e non solo) ora tocca la risposta.