Siena, 15 giugno 2017 - «Dimenticare? Impossibile. Sai cosa significa avere a che fare con i banditi 16-17 minuti?». Un lampo passa negli occhi di Gino Sestini. Il 9 luglio saranno nove anni da quell’irruzione nella sua gioielleria, lungo la strada principale di San Rocco, frazione alle porte di Siena. Durante la rapina rimase ferito e poi morì uno dei banditi, colpito da un proiettile durante la colluttazione con il titolare. Gino, appunto.
Il film di quei momenti è ancora così vivo?
«E’ sempre più chiaro. Ti posso raccontare il colore della maglietta, le parole, i gesti, le botte che ho preso. Il colpo di karate, tecnicamente una ‘spazzata’: siamo caduti tutti e due, mi riscontrarono fratture. E avevo anche bypass coronarici».

Un orefice a Pisa ha sparato e ucciso un bandito per difendersi. Cosa prova?
«Sono arrabbiato perché mi rendo conto che passano gli anni e le cose non migliorano per quanto riguarda la sicurezza. Accendo la televisione, guardo internet e vedo carabinieri picchiati, gente che fracassa le auto delle forze dell’ordine. Ma dove siamo arrivati? Per non parlare delle leggi che consentono di rimettere subito in libertà gli arrestati. Mi sembra che stiamo facendo il gambero, si torna indietro: tutta colpa dell’eccessivo perbenismo. Non si mette, e soprattutto si tiene, la gente in galera perché mancano le carceri. Via, su...».

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