Siena, 3 dicembre 2017 - Nessun incontro con Mussari e Mancini, nessuna ingerenza politica ché quelle di legge non erano comunque previste. Nessun ruolo, insomma, nel disastroso aumento di capitale da un miliardo di euro deliberato nel 2011 dalla Fondazione Mps. L’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti replica nuovamente al sindaco Bruno Valentini, che l’aveva ancora chiamato in causa per quell’operazione.

Questa volta il sindaco cita anche una data possibile per il vostro incontro, 6 aprile 2011: cosa replica?

«Che non è mai avvenuto. Nella mia attività ho sempre avuto incontri in luoghi pubblici, con accessi tracciati e di fronte a testimoni. Quel riferimento è inventato ma in ogni caso non avrebbe alcun senso».

Perché non avrebbe senso?

«Il sindaco continua a confondere le competenze. Il decreto Ciampi, rafforzato dalla sentenza della Corte costituzionale, indica che la vigilanza sulle Fondazioni è del ministero, peraltro solo per gli atti statutari, non per quelli di gestione. E la legge è chiara: dove vuole indicare il ministro scrive la parola ministro, dove parla della struttura scrive ministero».

Quindi nessun suo coinvolgimento in quell’aumento di capitale?

«Ma non scherziamo, le pare che un ministro possa intervenire sull’autorità di un ente privato? Io non avevo né il potere né il dovere di intervenire».

Valentini parla però anche di sue responsabilità politica, al di là delle competenze di legge. Cosa risponde?

«Sull’acquisizione di Antonveneta non ero ministro, se crede Valentini può chiamare in causa il presidente Prodi e il suo governo. Sull’aumento di capitale la vigilanza residuale era non del ministro ma del ministero, che a quanto è emerso avvertì dei rischi ma più di quello non poteva fare. Gli atti decisivi sono stati le votazioni nel cda per l’acquisizione di Antonveneta e l’aumento di capitale».

Quindi le responsabilità sono nelle scelte di Banca e Fondazione?

«Se la Fondazione è rappresentata nel cda, questo delibera e lo fa in base alla normativa vigente, poi la Fondazione stessa compie gli atti conseguenti, è pensabile che in contrasto alla legge un ministro intervenga per impedire atti privati? Ma evidentemente il sindaco presuppone l’esercizio del potere politico in violazione di una sentenza della Corte costituzionale».