Siena, 12 ottobre 2017 - Ognuno recita una parte in questo tormentato dramma sulla morte di David Rossi, che rischia di assumere i contorni di una commedia tragica. E che riaccende a Siena quel falò delle vanità che ha bruciato le ricchezze di una banca di 5 secoli, 50 miliardi in pochi anni, e le ambizioni di una classe dirigente improvvisata e incompetente (per sua stessa ammissione).

Morte di David Rossi, la procura di Siena mette online le motivazioni dell'archiviazione del caso: ecco il pdf

Assieme alla vita di un giovane manager diventato troppo potente. L’ultimo petardo, esploso attorno all’inchiesta su quel volo fatale da una finestra di Rocca Salimbeni, il 6 marzo 2013, è lanciato dall’ex sindaco Pierluigi Piccini, nell’intervista rubata, sostiene lui, dalle Iene. Dopo aver detto che «l’ipotesi del suicidio di David è una cazzata», che «un uomo che ha gestito 50 milioni in quattro anni non perde la testa per una perquisizione», Piccini ha rivelato che, dietro la morte di David e le indagini non certo complete, ci sarebbero festini in ville nell’Aretino e sul mare, che avrebbero visto personaggi nazionali e giudici divertirsi insieme, senza freni, con tanto di sesso e droga.

Affermazione prima derubricata come «intervista rubata», poi depotenziata con «a Siena tutti sanno dei festini, ma nessuno parla». Infine ribadita dall’ex sindaco, finito nel mirino della procura di Genova: che ha aperto un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato, dopo che il procuratore capo di Siena aveva trasmesso alla sede competente il testo dell’intervista. «Confermo la disponibilità a parlare di tutto ciò che so – ha dichiarato ieri Piccini – e che ho detto già da molti anni, consapevole di sostenere un’ipotesi scomoda: soprattutto per me». Dai giudici altre reazioni veementi: la presidente della Corte d’appello di Firenze, Margherita Cassano e il procuratore generale, Marcello Viola hanno chiesto al Csm di «aprire una pratica a tutela dell’operato dei pm della procura di Siena» per le dichiarazioni dell’ex sindaco.

In mezzo a questa nuova bufera, la persona che sembra mantenere la barra dritta è Carolina Orlandi, figlioccia di David Rossi, che oggi presenterà, assieme alla madre Antonella Tognazzi, moglie di Rossi, il libro di David Vecchi sul «suicidio imperfetto del manager Mps». «Non spetta a me trovare le risposte a tutte le incongruenze dell’inchiesta – è l’esordio di Carolina –; le abbiamo chieste più volte e ce l’hanno sempre negate. Se questa nuova pressione mediatica serve a spingere qualcuno a guardarsi dentro e a dire la verità, ben venga. Io resto convinta che tanti sanno e che dietro la morte di David ci siano interessi forti. Altrimenti l’inchiesta sarebbe stata condotta diversamente».

Carolina Orlandi non crede al suicidio: è stata la persona più vicina a David Rossi anche negli ultimi giorni di vita, il suo giudizio non è marginale. «Penso che David sia stato ucciso perché voleva parlare, aveva tante informazioni sugli affari della banca, sentiva una forte pressione addosso. Anche a me aveva detto che non sapeva i motivi della perquisizione disposta dai magistrati sull’inchiesta Antonveneta. Era scosso, ripeteva che avrebbe preferito parlare con i pm. Due giorni dopo è morto».

Siena era nel pieno dello scandalo derivati, delle indagini su Alexandria, Santorini e sui tentativi di occultare le voragini sui bilanci del Monte dei Paschi, aperte dallo sciagurato acquisto di Antonveneta. «Il Monte era al centro della bufera – ricorda Carolina – e qualcuno non sapeva cosa avrebbe voluto dire David ai giudici. Forse ha preferito togliersi il problema. Ma io non so chi ha deciso che David dovesse morire». C’è anche una risposta efficace sulla polemica in merito ai festini hard rivelati da Piccini, primo datore di lavoro, da sindaco, di David Rossi dal 1997 al 2001.

«I festini a luci rosse – è la tesi di Carolina – non c’entrano direttamente con il delitto, non sono il movente della morte di David. Io penso che Piccini abbia voluto indicare una ragione del perché le indagini sarebbero state condotte in quel modo. Più che un movente, un deterrente a indagare, un possibile messaggio a magistrati eventualmente troppo zelanti». Carolina Orlandi non spera in una terza inchiesta su quel suicidio imperfetto, nonostante le incongruenze, dall’uomo nel vicolo col telefono mai identificato, ai fazzolettini insanguinati, bruciati come reperti inutili.

Il procuratore capo di Siena, Salvatore Vitello, ha già ribadito che «ben sette magistrati sono stati titolari di indagini sul decesso di Rossi; magistrati intervenuti in momenti diversi, con approfondimenti investigativi e accertamenti, i cui risultati sono stati da tutti ritenuti convergenti verso l’ipotesi suicidio». «Sono tanti gli elementi che non tornano – conclude Carolina – e non spettava alla famiglia impedire di buttare i vestiti di David due giorni dopo. Con il senno di poi, avremmo fatto cose che sarebbero state utili». La figlia del manager preferisce glissare sulle risposte strappate all’ex presidente Mps, Giuseppe Mussari: «Ha detto che quel che pensa mia madre Antonella è Vangelo? Preferisco non commentare. Non conosco Mussari, non l’ho mai visto né prima né dopo. So che David era l’unico uomo rimasto della vecchia dirigenza della banca e doveva gestire la comunicazione in mezzo a uno scandalo finanziario enorme». A distanza di 4 anni a mezzo, di sicuro c’è solo che David Rossi è morto: sul come e sui perché ognuno ha la sua verità.