Siena, 15 marzo 2017 - Un modo per raggranellare qualche soldo perché gli affari erano andati male. Ed era diventato difficile sbarcare il lunario. Aveva pensato di far svolgere alla ragazza con cui conviveva, tra l’altro molto carina, la ‘professione’ più antica del mondo: vendere il proprio corpo. Un’attività in piccolo. Si potrebbe dire quasi artigianale. Niente a che vedere con giri coordinati da bande di stranieri che, magari, fanno venire in Italia ragazze per mandarle sulla strada. Secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, l’uomo originario del Sud Italia, avrebbe organizzato e sfruttato solo l’attività della convivente.

In che modo? Serviva una casa. E lui l’aveva trovata, nella zona di Vico Alto. Qui era stato preso in affitto un alloggio dove sarebbero avvenuti gli incontri a luci rosse. Tutto organizzato nei dettagli. La giovane si prostituiva, secondo l’accusa, e il suo convivente controllava che i tête-à-tête avvenissero e andassero in porto regolarmente.

In cambio del disturbo otteneva una parte del denaro ricavato dalle prestazioni sessuali. Ma quel via vai di gente, proseguito almeno fino all’aprile 2013, in un quartiere come Vico Alto, non era sfuggito a chi viveva nella zona. Erano scattate le indagini e ieri la vicenda è giunta per la prima volta davanti al gup Ilaria Cornetti, pm il sostituto Menicucci. C'è stato però un difetto di notifica (l’uomo è difeso dall’avvocato Duccio Panti) per cui l’udienza è slittata.