Siena, 10 settembre 2017 - «OCCHIO a fare le primarie, perché lanceremo un messaggio fuorviante agli elettori: se neanche voi ne siete sicuri, perché noi dovremmo rivotare un vostro candidato? E, comunque, se si deciderà di farle, io ci sarò». Bruno Valentini lancia un ‘avviso’ chiaro al Pd, il partito di cui ha la tessera in tasca e che è il perno della maggioranza che lo sostiene in consiglio comunale; ma con il quale da qualche tempo non ha buoni rapporti. Anzi, diciamo pure che i rapporti sono incrinati come dimostra la recente vicenda della Galleria del Palio o la mancata sostituzione di Carolina Persi, capogruppo in consiglio dimissionaria.

EPPURE, Valentini non si è sottratto al rito della festa dell’Unità e venerdì sera in Fortezza ha risposto per quasi un paio d’ore alle domande del sottoscritto ripercorrendo i quasi cinque anni di mandato senza omettere i momenti difficili («Nel 2013 ervamo sull’orlo del baratro finanziario e adesso i conti sono buoni») né le delusioni («Quella di Siena capitale della cultura brucia ancora»); di contro rivendicando quanto a suo giudizio di buono fatto in questi anni e, soprattutto, lanciando più di una sfida al partito in vista delle amministrative: «Di cosa dobbiamo avere paura? Se abbiamo vinto quattro anni fa contro un candidato di centrodestra credibile e agguerrito come Eugenio Neri, chi è cosa dovrebbe spaventarci adesso?».

Silenzio in platea, perché la domanda e di quelle pregnanti e mette a nudo il vero problema del Pd: l’aver paura di se stesso, delle proprie divisioni e della propria incapacità di fare squadra e classe dirigente. Ne è ben consapevole Valentini che in questi anni ha spesso tirato avanti la carretta da solo e scelto volontariamente di non costruirsi una propria corrente. «Oggi non ho una claque», ha detto, «ed è una scelta consapevole perché mi sento di rappresentare tutti voi». Poi ha ribadito l’appello all’unità del partito e chiesto una sintesi sul suo mandato: «Il Pd deve appropiarsi dei risultati raggiunti».

Ma il partito comprenderà lo slancio del sindaco? Riuscirà a ricucire in fase congressuale gli strappi e mettere una pietra sopra le divisioni? Difficile dirlo. Molto dipenderà dalle scelte dei leader locali, dalla loro voglia e capacità di impegnarsi a dipanare la matassa. Certo è che dopo l’altra sera è chiaro a tutti che se il Pd scegliesse la strada delle primarie sarebbe un modo per non riconoscere a Valentini i suoi meriti e risultati raggiunti e, appunto, rinunciare ad appropiarsene.

E’ una sfida quella del sindaco lanciata con piena consapevolezza al ‘suo’ partito. Al quale adesso va la responsabilità di rispondere a Valentini in primis, ma soprattutto a tutta la città.