Siena, 10 agosto 2017 -  Cena al ristorante della nostra provincia. Davanti un bel piatto di salumi. Classico antipasto toscano. Poi una strana sensazione. Tra i denti l’uomo, un artigiano che vive in Val d’Arbia, avverte che c’è qualcosa. Un frammento rigido. Consistente. Si accorge che in mezzo all’affettato spuntano alcuni pezzettini di vetro. Schegge. Capisce di averne ingoiati alcuni. Insieme ad un amico, fatto notare al personale del locale gli ‘intrusi’ nel piatto, avendo raucedine e provando dolore nell’ingerire i cibi, va al pronto soccorso con un amico.

Nulla di grave (tre giorni di prognosi) ma lo spavento è tanto. Soprattutto non si può ammettere che accada una cosa del genere. Così, seguito dall’avvocato Nicola Giuliani, intenta una causa che, riformando la sentenza di Siena, in appello a Firenze dà ragione all’artigiano e condanna il ristoratore a pagare una piccola cifra, più la rivalutazione, compensando le spese del doppio grado di giudizio.

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