L’uomo si giustifica dicendo che aveva voglia di mangiare un po’ di carne e quindi aveva pensato di realizzare quelle "trappole"
Siena, 21 febbraio 2012 - Arrestato dalla polizia provinciale per aver realizzato armi clandestine, per caccia di frodo in un periodo non consentito e in una zona di ripopolamento e cattura. A finire nei guai, C.F., 39 anni, romeno e domiciliato a Radicofani dove lavora come guardiano di pecore. Gli uomini della polizia provinciale stanno facendo un normale controllo quando in località Poggio Casano lungo il fosso delle Bucacce si imbattono nei due rudimentali fucili. La base è in legno ed è conficcata nel terreno per trenta centimetri. I rimanenti sessanta sporgono e nella sommità c’è un tubo di ferro nella quale era stata posizionata una cartuccia a pallettoni calibro 12.
Il proiettile veniva sparato grazie ad una specie di grilletto collegato ad una molla alla quale era assicurata una corda che messa in un particolare modo sul terreno e una volta calpestata dall’animale (capriolo, oppure cinghiale) dava impulso al marchingegno. Una potenzialità mortale enorme. Sotto ai due artigianali fucili qualcuno aveva buttato in abbondanza del granturco per invogliare gli animali ad andare fin là per mangiare.
La polizia provinciale decide di fare un appostamento. L’attesa non dura a lungo. Poco dopo, infatti, arriva il servo pastore per controllare le armi e aggiungere altra pastura. Davanti si trova gli uomini in divisa. Scappa. Un inseguimento di due chilometri tra la neve alta (qua c’è ancora dopo la bufera dei giorni scorsi), poi finalmente il trentanovenne viene bloccato.
La sua fuga è l’ammissione che effettivamente quelle armi le ha costruite proprio lui senza rendersi conto che avrebbero potuto far male — tanto male — anche ad una persona. Là dove le aveva posizionate in questo periodo ci vanno i bambini con gli slittini per scivolare sulla neve e nell’estate è meta di passeggiate. L’uomo si giustifica dicendo che aveva voglia di mangiare un po’ di carne e quindi aveva pensato di realizzare quelle «trappole». Non racconta chi gli ha insegnato a costruirle e quando gli uomini della polizia provinciale gli chiedono da chi abbia avuto le cartucce — per acquistarle ci vuole la licenza di caccia e lui non ce l’ha — l’indagato risponde di averle trovate. Una spiegazione che non convince. Le cartucce sono a pallettoni e generalmente vengono usate per caricare le lupare.
Il trentanovenne, che nel suo Paese ha lasciato la moglie e tre figli piccoli, viene arrestato. Il provvedimento restrittivo dura poche ore perché è lo stesso pubblico ministero della Procura a Montepulciano a decidere che può tornare a casa. I due fucili, le relative cartucce e un coltello a serramanico vengono sequestrati. Gli accertamenti della polizia provinciale vanno avanti per chiarire la provenienza delle cartucce. Un episodio simile era accaduto dieci anni fa a San Gimignano. Anche allora la polizia provinciale aveva trovato armi rudimentali all’interno di un bosco e scoperto i responsabili. Allora non ci fu alcun arresto, ma solo due denunce a piede libero.
di Cecilia Marzotti